EssiLux, la verità sullo scontro. Gelo tra Del Vecchio e Sagnieres

Paterniano Del Favero
Marzo 24, 2019

"Leonardo Del Vecchio è convinto dell'enorme valore industriale del progetto di integrazione - continua la nota -, tanto da aver accettato una limitazione al 31% dei suoi diritti di voto e, per un "periodo iniziale" che termina nella primavera del 2021, anche pari poteri e pari rappresentanza nel Consiglio di Amministrazione per Delfin ed Essilor".

Nella sostanza Del Vecchio rimprovera a Sagneres comportamenti contrari alla "leale cooperazione e buona fede richiesto dall'accordo di combinazione del 2017 tra Essilor e Delfin", comportamenti che rischiano di rompere il rapporto di fiducia tra i due, e per questo annuncia di volersi riservare azioni opportune per tutelare il proprio interesse.

Come scrive l'edizione online del Gazzettino, quindi, è guerra aperta tra Leonardo Del Vecchio e i soci francesi in EssilorLuxottica anche se Del Vecchio non avrebbe " intenzione di far saltare la fusione e un'Opa sarebbe troppo onerosa anche per lui, ma sulla governance non intende transigere". Iniziativa che avrebbe provocato l'irritazione dei francesi. Ha detto no a tutto.

Il suo pari-poteri Hubert Sagnieres, l'ex amministratore delegato di Essilor, secondo Del Vecchio, "ha nominato quattro manager chiave, tutti di Essilor, con i quali cerca di gestire il gruppo da solo".

La risposta non si è fatta attendere dallo stesso Sagnierès "accuse false e menzoniere" che riflettono il tentativo di prendere il controllo del nuovo gruppo.

Del Vecchio ha fatto scoppiare la bomba nel corso della riunione del consiglio di amministrazione affermando come Sagnieres " stava violando i patti.

Del Vecchio non ha mai nascosto di auspicare che alla guida di EssilorLuxottica possa arrivare il suo fidato Francesco Milleri, Ceo del gruppo italiano.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Tra i grandi fondi nel capitale di EssiLux vi sono: Capital Research che ha una partecipazione complessiva attorno al 2,5%, Vanguard, Amundi Asset Management e BlackRock che stanno tra l'1% e l'1,6% a testa, mentre Norges Bank, Massachusetts Financial Services e Wellington Management stanno tra il mezzo punto e il punto percentuale.

Sotto la soglia rilevante del 3% ma con una partecipazione importante, vicina al 2%, dovrebbe esserci ancora Giorgio Armani (già azionista al 4,6% in Luxottica prima di aderire all'Opa di Essilor sul gruppo bellunese), sodale dell'imprenditore di Agordo che giocherebbe a favore del socio italico.

Il titolo perde a Parigi il 6%.

E' una lotta tra personalità ma lo scontro è di potere.

EssilorLuxottica ha perso circa il 10% dall'inizio dell'anno contro il +15% registrato dall'indice francese CAC-40.

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