Il governo paga gli F35 all'America

Bruno Cirelli
Marzo 17, 2019

In effetti, la partecipazione dell'Italia al JSF, una partnership internazionale che risale al Governo Prodi e che prevedeva in origine l'acquisto di 31 caccia F35 destinati al nostro Paese - e peraltro assemblati in territorio italiano, in provincia di Novara, dalla Divisione velivoli dalla nostra azienda leader nel settore, Leonardo - ha registrato sì le conferme del JSF da parte di tutti gli esecutivi che si sono poi succeduti dal 1998, ma vivendo una continua e periodica tensione all'interno delle diverse maggioranze parlamentari. "Il dossier F35 è nelle mani del presidente Conte e della ministra Trenta", ha chiuso. "Sono state già trasferite negli Stati Uniti le somme dovute per le commesse già completate e nei prossimi giorni verranno concretamente effettuati i pagamenti". Dunque i creditori possono tirare un respiro di sollievo du quanto gli spetta. Nei prossimi mesi tutti i comparti della difesa, sotto il coordinamento della ministra Trenta, "saranno chiamati a operare una ricognizione delle specifiche esigenze difensive dell'Italia, in modo da assicurare che le prossime commesse siano effettivamente commisurate alle nostre strategie di difesa, con l'obiettivo di garantire la massima efficacia ed efficienza operative in accordo con la collocazione euro-atlantica del nostro Paese". Fonti interne infatti, come riportato dall'agenzia Ansa, hanno replicato a distanza al ministro dell'Interno che anche oggi ha detto che "l'Italia non può restare indietro", precisando che "altrimenti li comprano i francesi e i tedeschi". In particolare - si legge in un comunicato della Presidenza del Consiglio - il colloquio ha riguardato anche il tema degli F35.

Più complicato capire cosa il vertice abbia prodotto in merito alla prosecuzione o meno del programma di acquisto degli F-35.

Una realistica prudenza da parte della Ministro Trenta sulla questione, con una revisione senza eccessivi strappi del programma F35, appare l'unica strada percorribile.

Inoltre c'è da registrare il malumore dei militari. Il "No agli F35", già uno degli slogan-bandiera del Movimento, ora da far virare in un "sì condizionato" appare indispensabile, sia per la credibilità ed il rispetto degli impegni internazionali assunti dall'Italia, sia per far comprendere ed accettare alla 'base' dei militanti orientati sulle parole d'ordine più radicali - già sottoposti a stress notevoli sul fronte TAV o per le visoni ed esternazioni opposte a M5Se del vice premier della Lega -, una soluzione minimamente accettabile.

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