Elena Santarelli parla della malattia del figlio: "Giacomo è arrabbiato"

Ausiliatrice Cristiano
Marzo 17, 2019

"Nulla succede per caso. Come quando quel giorno ho sentito nello stomaco di andare a grattare in fondo su quelle cose che vedevo diverse in Jack". Qualcosa mi diceva Gratta! Il giornalista de Il Messaggero le ha chiesto dove trova la forza per sorridere nonostante il calvario che sta passando.

Circa un anno fa Elena Santarelli ha scoperto che il suo piccolo Giacomo, un bimbo che adesso ha compiuto 10 anni, era affetto da un tumore cerebrale.

La Santarelli si è messa a competa disposizione del Progetto Heal.

"Nadia Toffa è morta", ma è una fake news. Ho sfruttato - riporta Il Messaggero- la mia immagine per far conoscere l'associazione e raccogliere fondi.

L'intervento della psicologa è importantissimo, vero?

"È servita parecchio per avere il giusto comportamento con mio figlio, nella comunicazione, nel controllo dei momenti più critici come la perdita di capelli, la rabbia: i bambini sono molto arrabbiati". A 4, 5 anni non capiscono ancora, la prendono quasi come un gioco.

"E' comunque la vita di un bambino malato, e non posso negare che sia arrabbiato". È indispensabile". La showgirl poi parla di come il figlio stia affrontando la sua malattia: "Mi dice 'che palle!'. Ospedali, chemio, capelli caduti e la stanchezza di suo figlio. Io mi ritengo fortunata, ma è difficile spiegare la fortuna che abbiamo avuto a un bambino di 10 anni. "Lo capirà quando sarà grande" (Ibidem).

A dare una mano d'aiuto a sopportare il grande dolore che prova Elena Santarelli è la preghiera. Per concludere, Elena non vuole rispondere alla domanda "A che punto è il percorso di Giacomo?". E poi non vorrei generare falsi virgolettati.

Elena Santarelli, in una lunga intervista rilasciata ai microfoni de Il Messaggero, racconta come riesce ad affrontare ogni giorno il tumore del figlio.

Quale titolo vorrebbe per questa intervista?

Essere conscia delle difficoltà altrui non è l'unica cosa che le ha permesso di mantenere la positività. Rivela anche che quando le diranno che il figlio è completamente guarito scoppierà a piangere.

"Penso di sì. Già solo al pensiero". "La maschera del 'va tutto bene' è pesante ma la devi portare per forza". A che serve condividere il fatto di avere una risonanza domani? Non lo dico neanche ai miei genitori. Perché dovrei essere egoista e fare stare male anche gli altri? C'è qualcuno che mi ascolta dall'alto, lì. "La preghiera di gruppo è potente". "(...) la preghiera mi aiuta a tenere la mano a mio figlio".

"Sì. Per me è anche una distrazione". Ho ricominciato solo quando le chemio sono entrate in regime di day hospital e non in ricovero. Lo posso fare perché lavoro solo il sabato, in diretto, altrimenti col cavolo che lo facevo... Alla me stessa di un anno e mezzo fa oggi direi: "Disperati pure, è normale, ma poi rimboccati le maniche, rivestiti del tuo solito sorriso, combatti e affidati a questi dottori".

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