Shevchenko: "Ancelotti? Un amico e una persona speciale"

Rufina Vignone
Marzo 16, 2019

Sul suo arrivo in rossonero: "Ero felicissimo, fu un momento davvero speciale". Lo ringraziai, poi mi chiamò un amico di infanzia e mi disse che che in ebraico "sette" si dice "sheva". Mi disse che mi avrebbe portato fortuna.

Ma qual è la vittoria più bella ottenuta da Shevchenko nella sua lunga militanza al Milan?

"Quella di Manchester contro la Juventus. Battemmo una squadra fortissima, in uno stadio, l'Old Trafford, che è speciale: è stata la partita più importante della mia vita".

L'approdo a Milano è stato però inevitabilmente reso possibile anche da quanto fatto in patria, nei primi anni della sua carriera, dove ha potuto imparare quanto fosse importante lavorare per migliorare: "Lobanovsky, il mio allenatore della Dinamo, è stato un grande maestro di calcio, tutta la mia storia calcistica è cominciata con lui". Fu lui a realizzare il rigore del trionfo.

Sul rigore decisivo di Manchester: "Non dimenticherò mai quei 12-15 secondi in camminavo da metà campo per andare a tirare il rigore". In quei momenti ti passa tutta la vita davanti, da quando sei un bambino pieno di sogni. E poi quando andavo mi dicevo di restare sicuro, di tirare come già sapevo, di non cambiare idea. Ho sempre avuto un rapporto speciale con il Milan.

Sui protagonisti del Milan di quegli anni: "Kaká era il giocatore perfetto. Guardavo l'arbitro, poi la palla, poi Buffon, finalmente ho sentito il fischio e ho calciato come ho voluto". Dopo un solo allenamento ho capito che questo era un ragazzo speciale, che con lui avremmo fatto un salto di qualità: ha cambiato la marcia del Milan.

Intervistato da DAZN, il C.T. dell'Ucraina ed ex giocatore del Milan Andriy Shevchenko ha parlato, tra le altre cose, del rapporto maturato in questi anni con Carlo Ancelotti, sui ex allenatore proprio al Milan e attuale guida tecnica della prima squadra del Napoli. Anche per lui parole al miele: "Un allenatore-amico". Una persona speciale. Carlo è stato la fortuna nostra e del Milan, noi siamo stati la fortuna di Carlo. Avevamo un grandissimo rispetto l'uno per l'altro, perché c'era una grande amicizia che ci legava. "Di lui ricordo la grande gestione del gruppo, il rapporto ottimo con i calciatori". Non tante volte ti capitano gol del genere, anche provando e riprovando. Zero dubbi. Anzi, fu un'azione stupenda: "mi girai, poi slalom e un tiro incredibile" - ha concluso. Se ho tirato in porta?

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