Sulla Via della Seta

Paterniano Del Favero
Marzo 15, 2019

Due approcci sicuramente diversi, anche se non necessariamente in contraddizione, che hanno fatto sorgere, a mio avviso erroneamente, l'impressione che l'Ue voglia contrastare l'iniziativa del Governo italiano.

Conte difende l'accordo: "Non ci sono ragioni ostative per non finalizzare il lavoro compiuto in questi mesi" e rassicura la Nato e gli Usa che definisce come il pilastro fondamentale della politica estera Italiana data la condivisione degli stessi valori e la collaborazione costante su tutti i fronti, a partire dalla stabilizzazione del Mediterraneo allargato e in particolare della Libia.

La B&R va infatti letta in un contesto più ampio che include (i) la scelta di Xi Jinping di assegnarsi un ruolo secondo solo a quello di Mao Zedong nella storia della RPC, (ii) la lotta alla "corruzione" nel partito e nel paese, (iii) gli enormi investimenti in innovazione e gli sforzi per competere con l'occidente sulla frontiera tecnologica, (iv) il dibattito interno al PCC sul rallentamento della crescita e gli strumenti di politica economica da usare affinché non si trasformi in stagnazione.

I timori espressi da importanti esponenti statunitensi (Nuova Via della Seta: governo italiano si schiera con Pechino) ed europei sono infondati: "l'Italia formalizza in modo trasparente la cornice entro cui avviare questa collaborazione, difendendo i principi e le linee del quadro europeo, che abbiamo contribuito a costruire, senza mettere minimamente in discussione la sua collocazione Euroatlantica". Se così fosse, una così lunga e non affatto sostenibile procrastinazione sarebbe in qualche modo comprensibile anche se non condivisibile. Ha iniziato il Financial Times, voce della grande finanza della City londinese, e poi ha proseguito la Ue, che oggi manderà un monito ad "assicurare coerenza con il diritto, le regole e le politiche dell'Ue. l'Ue né alcuno dei suoi Stati membri possono effettivamente realizzare i loro obiettivi con la Cina senza piena unità".

E l'Italia, in Europa, è la principale fonte d'investimento per la Cina. Lo sostiene il premier Giuseppe Conte al Corriere della Sera. I Paesi che hanno già sottoscritto un memorandum sono Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Slovenia.

Ogni tanto scopriamo che esiste il capodanno cinese, mangiamo nei ristoranti cinesi, e compriamo nei negozi cinesi, sempre più diffusi, niente di più. Probabilmente la ragione della tempesta diplomatica è da ricercare in altri motivi. L'Italia è rimasta molto indietro nei rapporti con la Cina. Esportiamo per 13 miliardi, la Germania per 90.

Il progetto della Via della Seta, ha aggiunto Katainen al termine della riunione dei commissari Ue, "è potenzialmente positivo: può essere buono per avvicinare Paesi asiatici e europei". Restano intatte le vostre considerazioni e quelle di altri osservatori sui problemi evidenti che il settore delle Telco in Italia sta attraversando.

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