Istat: ultimo trimestre 2018 si chiude con 36mila occupati in meno

Paterniano Del Favero
Marzo 15, 2019

Nel complesso, recita lo studio, "il 2018 si caratterizza per un incremento dell'occupazione simile nelle tre ripartizioni".

Secondo il segretario regionale del sindacato Michele Pagliaro, la causa è la mancanza di interventi rispetto a sviluppo a lavoro, confermata anche dalla dinamica per settore: l'industria è abbandonata a se stessa per esempio, solo qui l'occupazione è in calo di 10 mila unità.

Più di un milione e mezzo gli inattivi mentre tra i disoccupati, in numero stabile rispetto alla rilevazione del 2017 (375 mila unità), aumentano di 6.000 unità le donne a fronte di un analogo calo del numero degli uomini.

"Con riferimento all'input di lavoro, nel nostro Paese, alla flessione congiunturale del Pil si associa quella delle ore lavorate su base congiunturale (-0,3%) e un rallentamento della crescita in termini tendenziali (+0,4%)".

Gli ultimi dati Istat rilevano che nel quarto trimestre del 2018, il numero di persone occupate in Italia è diminuito rispetto al trimestre precedente: meno 36 mila (-0,2%). Secondo il resoconto diffuso dall'Istat, nei dodici mesi gli occupati sono aumentati di 192 mila unità (+0,8%) con il tasso di occupazione salito al 58,5% (+0,6 punti), rimanendo di appena 0,1 punti al di sotto del picco del 2008.

Nl confronto con l'ultimo trimestre 2017, il dato tendenziale registra una crescita di 87mila occupati (+0,4% in un anno), attribuibile ai dipendenti a termine e agli indipendenti (+200mila e +12mila, rispettivamente) mentre calano i dipendenti a tempo indeterminato (-125mila). "Dopo la crescita dello scorso trimestre, tornano a diminuire gli inattivi di 15-64 anni (-100mila in un anno, -0,8%)".

Analizzando i dati di flusso si stima una diminuzione della permanenza nell'occupazione, soprattutto per i giovani di 15-24 anni e per i diplomati.

Il ricorso alla cassa integrazione registra una variazione ancora negativa ma di minore entità. Il tasso dei posti vacanti aumenta sia su base congiunturale sia su base annua, rispettivamente di 0,1 e 0,2 punti percentuali.

"Il costo del lavoro cresce dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell'1,9% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, sintesi di un aumento degli oneri sociali (+0,3% su base congiunturale e +4,5% su base annua) e delle retribuzioni (+0,3% su base congiunturale e +1,0% su base annua)".

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