Brexit, il Parlamento britannico rigetta di nuovo ipotesi "no deal"

Paterniano Del Favero
Marzo 14, 2019

Il Parlamento britannico prova ad allontanare lo spettro di una traumatica Brexit no deal - all'indomani della seconda, sonora bocciatura dell'intesa di divorzio negoziato faticosamente dalla premier Theresa May con Bruxelles - votando a maggioranza una mozione emendata in modo radicale su cui il governo incassa un'altra sconfitta cocente e che tuttavia da sola potrebbe non bastare a cancellare l'incubo. Se i parlamentari diranno di sì il Governo potrà togliere dal tavolo l'ipotesi no deal, se vincerà il no si aprirà una fase di incertezza per entrambe le parti. In quella che è stata descritta da BBC come "una serata piena di tensione e colpi di scena", il governo May è stato battuto più volte sulla sua proposta relativa al "no deal", cioè l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea senza accordo, scenario considerato potenzialmente catastrofico. Una tale estensione richiederà indubbiamente che il Regno Unito partecipi alle elezioni europee del maggio prossimo.

La sterlina britannica ha guadagnato lievemente dopo il voto a Westminster che ha escluso un'uscita dall'Ue senza accordo.

C'era tanta speranza ieri sera dopo la trasferta lampo di Theresa May a Strasburgo per strappare all'Europa "rassicurazioni legalmente vincolanti" sul backstop, la controversa clausola di assicurazione voluta dall'Ue sull'Irlanda del Nord e "trappola di Bruxelles" secondo gli euroscettici. Il testo, letto dallo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, prevede che se il Parlamento approva l'accordo entro mercoledì prossimo, il governo chiederà alla Ue un rinvio al 30 giugno della data di uscita (oggi fissata al 29 marzo).

A favore del piano, hanno votato 235 conservatori, 4 indipendenti e 3 laburisti. Esso va infatti recepito nella mozione principale, rispetto alla quale May era originariamente favorevole, dandole però un significato più netto: un rifiuto totale del no deal che l'esecutivo giudica difficile da garantire e non sostenibile di fronte all'Ue, tenuto conto che il 'no deal' resta uno sbocco di default - in base a quanto previsto dai termini dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona notificato a Bruxelles per il recesso dall'Unione - in mancanza di un accordo di divorzio ratificato o di un rinvio. Per evitare un balzo nei prezzi per i consumatori e una interruzione delle catene di fornitura, il Regno Unito ha già annunciato che taglierà i dazi sulle importazioni in caso di Brexit senza accordo, applicando un regime temporaneo che potrebbe durare fino a 12 mesi in attesa di definire tramite negoziati un sistema permantente. E questo per due motivi. Il governo potrebbe scegliere di accettarlo e considerarlo vincolante, ma non ha ancora detto che lo farà.

Senza accordo e senza non accordo quali vie restano? I deputati Caroline Spelman e Jack Dromey, che lo hanno presentato, intendevano segnalare che i ministri dovrebbero estendere l'articolo 50 in caso di mancato accordo. Ma, come afferma ripetutamente Theresa May, questo rimanda solo il problema. "Questo accordo non dà un livello sufficiente di certezze al Paese" ed è figlio del "caos" interno alla maggioranza, ha tagliato corto Corbyn.

Una proroga dell'articolo 50 è adesso "inevitabile", ha detto il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn.

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