Via della Seta: P. Chigi, è opportunità - Politica

Bruno Cirelli
Marzo 12, 2019

- Quale potrebbe essere, a Suo avviso, il costo politico diplomatico se l'Italia non prenderà in considerazione il parere degli USA?

Oltre che a un ulteriore ingresso della Cina nei suoi porti, l'Italia - un paese che nei consessi internazionali con la Cina si è sempre mostrata estremamente accomodante, su dossier delicati come quelli sui diritti umani e sulle minoranze etniche - si appresterebbe ad accogliere anche l'aumento di capitale di Pechino in alcune grandi società di valore strategico per il Paese. Farebbe male invece a firmare lo stesso identico memorandum firmato dagli altri paesi che hanno aderito alla Belt and Road. "Questo ennesimo riconoscimento giunto dagli Stati Uniti - dice il presidente della Confagricoltura, Massimiliano Giansanti - conferma l'assoluta mancanza di fondamento delle indicazioni di nocività dei prodotti destinati all'alimentazione basate sul contenuto di grassi, zucchero e sale".

Il patto atlantico verrà rispettato anche con la firma, non capisco perché un Paese come l'Italia non debba sottoscrivere un accordo così vantaggioso dal punto di vista commerciale, anche perché si tratta di un accordo non vincolante. Non si possono infine accettare lezioni né dalla Ue né da alcuno dei suoi paesi.

Certamente, e sarebbe un grande vantaggio. È vero che questo memorandum non conterà nulla di straordinario, ma evidentemente per gli americani è comunque un atto simbolico che non va bene.

D'altronde, i grandi Paesi dell'Unione europea, come Germania, Gran Bretagna, Francia, hanno già da tempo stretto rilevanti accordi commerciali con la Cina. La seconda segue sostanzialmente la linea della Transiberiana, mentre l'ultima, più a sud, passerebbe per il Golfo Persico, toccando Islamabad, Teheran e Istanbul. In pratica Pechino cofinanzia infrastrutture utili alla Cina tramite una banca d'investimento, la AIIB di cui è partner fondatore anche l'Italia, e un fondo ad hoc, il Silk Road Fund.

Pechino a sua volta è alle prese con le riforme interne necessarie per adeguare l'impianto normativo, le Finanze hanno chiarito molti punti operativi e varato con gli Esteri e il Commercio un piano congiunto chiamato "Vision and Actions on Jointly Building Silk Road Economic Belt and 21st Century Maritime Silk Road" che ha lo scopo di attivare questo progetto ambizioso, ricorrendo anche a misure apparentemente neutre come la riduzione dei dazi doganali per incentivare le adesioni dei Paesi e l'interscambio commerciale. Lo afferma in una intervista a La Stampa Alberto Bombassei, patron della Brembo e che dalla scorsa estate guida la Fondazione Italia-Cina, che organizzazione che promuove gli scambi economici, politici e culturali tra i due Paesi. Non coltivando la relazione con Pechino, l'Italia ha perso enormi opportunità. Lo ha fatto anche l'Ungheria di Viktor Orban, il premier già condannato dall'Europarlamento per violazioni dello stato di diritto e ora oggetto di tensione nel Ppe, con la maggioranza dei Popolari nordici decisi a espellerlo e Forza Italia contraria (insieme a Matteo Salvini).

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