La BCE lascia i tassi d’interesse inveriati

Paterniano Del Favero
Marzo 12, 2019

Si allunga inoltre la prospettiva per il primo rialzo dei tassi della Bce.

Non è tutto, perché la Bce ha esteso - nel suo comunicato dopo la riunione del Consiglio direttivo - l'orizzonte fissato per l'attuale politica dei tassi zero: resteranno agli attuali livelli fino a fine 2019.

"Come l'eccezionale programma TLTRO, TLTRO-III offrirà incentivi interni per condizioni di credito per rimanere favorevoli", ha detto la BCE. Diversamente dalle ultime operazioni, i fondi avranno scadenza due anziché quattro anni. "Queste nuove operazioni - sottolinea la BCE - contribuiranno a garantire prestiti bancari a condizioni favorevoli e la regolare trasmissione della politica monetaria. Con le Tltro le controparti potranno prendere in prestito fino al 30% dello stock di prestiti idonei al 28 febbraio 2019 ad un tasso indicizzato al tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali nel corso della durata di ciascuna operazione". Lo ha annunciato il presidente Mario Draghi. Se a dicembre la Bce aveva previsto per quest'anno un'espansione al ritmo dell'1,7%, ora gli esperti ritengono probabile un taglio per il 2019 all'1,5% ma per il 2020 e il 2021 il taglio dovrebbe essere minimo. La reazione dei mercati, infatti, è stata duplice: da un lato, dopo l'annuncio del terzo round di Tltro, si è registrato subito una diminuzione dello spread btp-bund poco sopra 240 punti base, praticamente i livelli di settembre 2018, dall'altro, però, Piazza Affari e le altre Borse europee sembrano avere interpretato in modo negativo le decisioni prese dall'Eurotower (a Milano il Ftse Mib ha chiuso con un calo dello 0,8 per cento).

Fonti sentite dalla Bloomberg vanno anche oltre, raccontano che la Bce darà una sforbiciata tale da giustificare un nuovo 'Ltro', il maxi-prestito a tassi fissi con cui la Bce fin dal 2011 inonda l'Eurozona di liquidità.

Varate dal consiglio con voto unanime, le due misure di congelamento dei tassi e nuove Tltro mirano a traghettare la zona euro - in particolare naturalmente le banche - fuori dal pantano creato dalla fitta commistione di bassa crescita e bassa inflazione. "In una stanza buia ci si muove a piccoli passi" osserva.

Il forte downgrade del Pil relativo al 2019 - ora atteso in rialzo dell'1,1%, rispetto al +1,7% atteso - e la politica monetaria di Mario Draghi & Co, che rimane fortemente accomodante, hanno portato l'euro a capitolare a $1,1176, valore più basso in 21 mesi, dunque dal luglio del 2017.

Una view della BCE più ribassista in termini di crescita di inflazione si è tradotta in un declassamento delle sue previsioni, anch'esse molto più significative del previsto.

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