Nanga Parbat; il sogno infranto di Daniele Nardi e Tom Ballard

Bruno Cirelli
Marzo 11, 2019

Le operazioni di recupero sulla parete Diamir sono state definitivamente sospese e l'ambasciatore italiano in Pakistan ha confermato che i due sono morti.

I corpi sono stati trovati poco sopra il Campo 3, Nardi e Ballard stavano scendendo dal Campo 4 al Campo 3 quando, forse, sono stat travolti da un valanga che li ha trascinati più in giù.

Sulla pagina Facebook dell'italiano la sua famiglia voluto lasciare un pensiero. E quelle immagini carpite dal potente telescopio di un altro grande dell'alpinismo, il basco Alex Txikon messosi a disposizione con la sua spedizione per portare soccorso ai due alpinisti.

Un ultimo saluto a Tom Ballard, su Facebook, lo ha dato invece Stefania Pederiva, la fidanzata dell'alpinista britannico che con lui viveva in Trentino. Una parte di loro rimarrà per sempre al Nanga Parbat. Una montagna, e una via, quella dello sperone Mummery, diventata una sorta di ossessione per Nardi, raccontata dall'emozionante documentario di Federico Santini "Verso l'ignoto" (2016), in cui l'alpinista laziale viene seguito in due precedenti tentativi al Nanga Parbat, nel 2013 e nel 2015. Accadde nel giugno del 1970 assieme al fratello Guenther.

Tristemente il destino dei due alpinisti rimarrà sempre e fatalmente legato al Nanga Parbat, si spera solamente che con l'arrivo della primavera si possa nuovamente cercare di ridare i corpi delle vittime alle loro famiglie. "Mi diceva: "Voglio arrampicare dove nessuno è andato perché confrontarmi con l'ignoto mi permette di capire chi sono". "Non sto provando a suicidarmi", diceva ancora Nardi rispondendo alle domande, "io cerco la vita, però sotto certi punti di vista un po' folle lo sono".

L'ultima comunicazione del basco Alex Txikon è di ieri sera: "A volte le cose non vanno come previsto". Posizionare la stazione di monitoraggio più alta del mondo, che invia dati in tempo reale sul clima alla Comunità Scientifica Internazionale. Una frase che - spiega Alessandra - era "un piccolo inganno": "La storia dell'alpinismo è rendere possibile quello che prima era impossibile". Tom Ballard aveva 31 anni: era figlio della scalatrice Alison Jane Hargreaves, che si arrampicò su montagne quando era incinta di Tom e morì nel 1995 per una tempesta che sorprese sette alpinisti in discesa dal K2. "La montagna prende, la montagna da'", inizia così il post. "Un dolore straziante e una forte rabbia per non aver ascoltato le mie costanti parole che ti dicevano che su quella montagna non dovevi andare, i tuoi sogni non erano lì, per questo madre natura non ti ha più protetto".

"Ti ritroverò nella natura, nei fiumi negli alberi nelle montagne, tu sarai sempre la mia roccia più bella", ha concluso la donna nel suo post emozionante. "Siamo affranti dal dolore; vi comunichiamo che le ricerche di Daniele e Tom sono concluse - recita la nota -".

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