Scala: Morelli, 'sindaco mente, dei sauditi sapeva da dicembre'

Bruno Cirelli
Marzo 10, 2019

Il consiglio di amministrazione del Teatro alla Scala di Milano dovrebbe "prendere atto delle difficoltà" connesse all'offerta dell'Arabia Saudita, in via diretta o tramite imprese controllate, di entrare nel board, mettendo sul piatto 15 mln di euro, e "non intraprendere quella strada". Anche perché Sala (raccontano i bene informati) sarebbe letteralmente furioso con lui. E' rimasto di ghiaccio questa mattina Sala, perché soltanto pochi giorni fa aveva scritto una lettera formale a tutti i soci del cda della Scala con quello che, a tutti gli effetti, era un 'divieto' del presidente: "Non commentare il caso del possibile finanziamento da parte di Saudi Arabia fino al consiglio di amministrazione già fissato per il 18 marzo". "Il tutto pagato all'Accademia altri 7 milioni, sempre in tre anni", spiega il sovrintendente. 'Reo' di aver parlato del dossier finanziamenti arabi quando l'ordine di scuderia era il silenzio, dicendo tra l'altro che "è stata la Lega a portare i Sauditi dentro la Scala, qualcuno vuole farmi fuori".

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha auspicato che non si tratti di un finanziamento puro, ma di un modo per rinforzare l'immagine del Teatro a livello internazionale e in Medio Oriente: in questo caso, il primo cittadino sarebbe favorevole. E a favore si è espresso anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, secondo il quale occorre tuttavia esaminare e valutare prima la proposta.

Pereira ha invece ribadito la bontà del progetto di collaborazione con l'Arabia Saudita. Dopo l'incontro a Milano di dicembre, Pereira e Badr, secondo quanto riferisce ancora il sovrintendente, si sono visti in Arabia Saudita per iniziare la trattativa. E come si risolverà la questione - a questa punto anche diplomatica - con i Sauditi. E la polemica è stata bipartisan, coinvolgendo sia Maurizio Gasparri di Forza Italia (che ha presentato un'interrogazione al ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli) sia Lia Quartapelle del Partito Democratico (di cui è responsabile nazionale esteri) sia qualche esponente della stessa Lega, che smentisce seccamente la ricostruzione del sovrintendente.

Molto duro anche Alessandro Morelli, capogruppo della Lega al consiglio comunale di Milano, che chiede il licenziamento di Alexander Pereira: "chi intende mettere sul mercato la nostra eccellenza", ha dichiarato il consigliere leghista, "è un mercante che non merita di rappresentare la nostra meraviglia in Italia e all'estero". Secondo Talarico, l'indignazione si nasconde sotto il tappeto se si parla di relazioni economico-produttive e/o commerciali, mentre la si fa emergere quando c'è di mezzo la cultura, l'arte, lo spettacolo. Ingresso che ha suscitato polemiche per la scarsa attenzione del paese mediorientale ai diritti umani.

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