Francesco De Gregori torna sul palco del Musart Festival di Firenze

Ausiliatrice Cristiano
Marzo 2, 2019

Poi ha spiegato la scelta di affrontare questi 20 concerti diversi in una sala da appena 230 posti a sedere: "Queste canzoni vanno sentite in 230 per volta, poi lo fai per un mese". Un teatro di periferia, il Teatro Ambra alla Garbatella, 230 poltrone, una band al minimo, gli amici di sempre guidati da Guido Guglielminetti, strumenti per lo più acustici, una slide guitar, a ricordare il debito con la musica americana ("ascoltare quella musica alla radio è stato fondamentale, altro che quote" commenta), il cappellino e gli occhiali scuri come abito di scena, poi subito dismesso, una lista di canzoni che pesca da un serbatoio di oltre sessanta titoli che gireranno, sera dopo sera. ROMA IERI E OGGI E che a seguirla sia una cover di Ma che razza de città di Gianni Nebbiosi (ritratto impietoso di Roma, scritto negli anni 70 ma attuale come non mai) non è casuale: "Se faccio una scaletta che inizia così un motivo ci sarà", risponde secco, chiudendo il sipario su qualsiasi argomento politico. Mi sembra sia giusto che la canzone non si occupi sempre di noccioline. Come Viva l'Italia, che ha aperto le prove finali del concerto. "Non è una canzone collegabile all'attualità politica, ma rivendica un sentimento di speranza e amore per un paese che ha voglia di migliorare". E ovviamente il riferimento è alla proposta di legge firmata da Alessandro Morelli, presidente della Commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera dei Deputati e anche a Mogol, che si è dichiarato, qualche giorno fa, favorevole a questa proposta. LA COVER DI DYLAN Anche se poi è lui stesso a stuzzicare la curiosità, quando in Via della povertà (la sua versione in italiano di Desolation Row di Bob Dylan), le "cartoline dell'impiccagione" diventano "cartoline del Ku Klux Klan". Ma anche De Gregori non rinuncia ad imbracciare la chitarra e ad estrarre dalla tasca la sua armonica a bocca. Una Roma dolente e feroce, che De Gregori richiama anche in A Pa' o San Lorenzo, Pasolini e le bombe del '43.

Il fondale del palco è un'opera cromatica di Paolo Bini, vincitore di un'edizione del Premio Cairo, e De Gregori ha evidenziato che realizzare un fondale per un musicista è "sintomo di elasticità, le arti si devono incontrare". Questo il commento del rocker: "Un inchino di fronte al Grande Maestro Francesco De Gregori!". "Le radio non passano le mie canzoni, e questo crea la differenza".

Il tour "DE GREGORI & ORCHESTRA - GREATEST HITS LIVE" (prodotto e organizzato da Friends & Partners con Caravan) debutta l'11 giugno a ROMA nella splendida cornice delle TERME DI CARACALLA, dove verrà replicato il 12 giugno (NUOVA DATA).

Altre relazioni OverNewsmagazine

Discuti questo articolo

SEGUI I NOSTRI GIORNALE