Reddito cittadinanza, manina Lega: per stranieri ci vuole timbro Consolato. Altrimenti nisba

Paterniano Del Favero
Febbraio 22, 2019

Continuano le discussioni relative al decreto che stabilisce le norme e le misure attuative del reddito di cittadinanza e di quota 100. L'approdo in Aula del testo slitterà a lunedì della prossima settimana, come deciso dalla riunione della Capigruppo di Palazzo Madama.

Diventa più complesso il percorso del reddito di cittadinanza per gli stranieri extracomunitari: la commissione Lavoro del Senato ha approvato un emendamento della Lega al decretone che vincola l'accesso alla presentazione di "certificazione" di reddito e patrimonio e del nucleo familiare rilasciata dallo Stato di provenienza, "tradotta" in italiano e "legalizzata dall'Autorità consolare italiana".

Proteste facili, è la replica targata M5S, una volta che si è finiti all'opposizione: "Incredibile ma vero, dopo essere stato al governo dal 2011, epoca Monti, a metà dell'anno scorso adesso il Pd si ricorda dell'esistenza delle fasce più deboli della popolazione", scrivono tutti i senatori pentastellati della commissione Lavoro.

Altro emendamento approvato dalla Commissione Lavoro riguarda le condizioni di accesso al sussidio: non avrà diritto al reddito di cittadinanza solo il componente del nucleo familiare disoccupato a seguito di dimissioni volontarie nei dodici mesi successivi alla data delle dimissioni, fatte salve le dimissioni per giusta causa.

Da parte sua, invece, la Lega ha rinunciato all'idea di introdurre l'obbligo del servizio civile di un anno per chi entra nel programma del reddito e anche il taglio del 10% del reddito che va ai Comuni se ci sono debiti Imu-Tasi-Tari.

Infine, al vaglio dell'esecutivo anche la proposta dell'associazione Domina, che vuole includere le famiglie datrici di lavoro domestico nella platea dei beneficiari degli incentivi per l'assunzione di lavoratori che percepiscono il reddito di cittadinanza.

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