Latte sulle elezioni in Sardegna. Perché protestano i pastori sardi

Paterniano Del Favero
Febbraio 12, 2019

Momenti di tensione si sono registrati quando il vicequestore Maurizio Terrazzi, dopo aver tentato di parlare con gli autori della protesta, ha ordinato di chiudere il tir preso di mira dagli allevatori. E autocisterne che viaggiano da e per la regione scortate da polizia e carabinieri. "Una soluzione in pochi giorni o bloccheremo i seggi elettorali", avvertono in vista delle elezioni regionali del 24 febbraio.

Gli allevatori hanno denunciato le "pessime condizioni della carne d'importazione" mentre scaricavano a terra quarti di suino provenienti dalla Francia.

Continua la protesta dei pastori Sardi per il prezzo del latte troppo basso: meno di 60 centesimi per un litro di latte di pecora e circa 45 centesimi per il latte di capra. Questo ora è pagato circa 55 centesimi al litro, vorrebbero che salisse almeno a 70 centesimi netti. L'esasperazione dei pastori di Lodè è doppia: per il prezzo del latte, da una parte; per l'isolamento dall'altra. E sabato mattina centinaia di pastori hanno manifestato davanti al caseificio Pinna di Thiesi, a Sassari, una delle più grandi industrie del settore caseario sardo: arrivati davanti allo stabilimento e agli uffici dell'azienda, i pastori hanno gettato il latte contro i muri perimetrali e le vetrate, sfondate da alcuni contestatori con dei bidoni da 50 litri svuotati poi all'interno degli uffici. I manifestanti hanno bloccato il traffico in entrambe le direzioni all'altezza di Giave, nel sassarese.

Le cisterne sarebbero state vuote e dirette verso punti di raccolta del latte. Sembrava un fatto isolato, subito condannato da associazioni e istituzioni. Attraverso i filmati rilanciati sui social, già cinque allevatori sono stati identificati e denunciati. "Ho visto molta rabbia del mondo delle campagne, difficile da descrivere e inusuale da vedere nella nostra Isola", ha spiegato il sindaco di Macomer, Antonio Succu.

Fiumi di latte versati per strada, brik schiacciati sotto le ruote delle auto, l'hashtag #uniticonnando e una rabbia che non si ferma. All'epoca si andò avanti per 78 giorni, durante i quali l'opinione pubblica imparò a conoscere i cosiddetti Cobas del latte e, soprattutto, la mucca Ercolina, emblema delle manifestazioni di piazza.

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