Padre Dall'Oglio è vivo ma il Vaticano non conferma

Bruno Cirelli
Febbraio 9, 2019

Con lui un giornalista britannico e un'infermiera australiana. Proprio le dure sconfitte riportate in questi ultimi mesi dallo Stato Islamico hanno ridato spazio alla speranza di riportare padre Dall'Oglio in Italia: stando, infatti, alle indiscrezioni pubblicate quest'oggi dal quotidiano britannico Times le sparute forze dell'Isis arroccate in alcuni villaggi lungo la sponda orientale dell'Eufrate, in territorio siriano, avrebbero intavolato una trattativa con le forze curde delle Sdf nel tentativo di ottenere il via libera ad una ritirata verso l'Iraq. "Ma si tratta - precisano - di informazioni difficili da verificare". E allora? Allora l'Isis userebbe i tre ostaggi come scudi umani e chi deve completare la missione di catturare il sedicente potrebbe non aver piacere che si sappia a quale rischio per vite occidentali lo starebbe facendo. I tre furono segregati separatamente nei primi giorni dell'ascesa al potere del gruppo terroristico.

"L'unica cosa che possiamo dire in questo momento è che continuiamo a pregare perché padre Paolo Dall'Oglio sia vivo". "Vediamo", ha detto ancora Parolin.

Dopo cinque anni di silenzio, sulla sorte di Paolo Dall'Oglio si erano quasi spente le speranze: nato a Roma nel novembre del 1954, negli anni Ottanta in Siria ha fondato la comunità monastica cattolico-siriana "Mar Musa" in un antico monastero nel deserto di Damasco. Questa elementare considerazione rende plausibile anche la trattativa, che riguarderebbe in primo luogo un'ottantina di miliziani curdi, YPG, catturati dall'Isis. In queste condizioni la domanda che si pone non è l'attendibilità della notizia, ma un'altra: è più importante riportare a casa lo scalpo del sedicente califfo o tre ostaggi? Le parole del direttore della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, esprimono lo stato d'animo della Santa Sede, cioè del Papa, ma anche della famiglia che con Bergoglio ha avuto recentemente un incontro molto commovente.

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