L’Italia impianta la prima mano robotica permanente che ridona il tatto

Barsaba Taglieri
Febbraio 7, 2019

Ora, impiantando gli elettrodi direttamente nei nervi, i ricercatori sono riusciti a stimolarli elettricamente in una modalità molto simile a quanto succede con le normali informazioni che vengono trasmesse da una mano naturale. Non una protesi tradizionale, ma uno strumento capace di restituire la sensibilità a chi ha perso un arto. Il progetto DeTOP (Dexterous Transradial Osseointegrated with neural control and sensory feedback) è finanziato dalla Commissione europea, all'interno del programma Horizon 2020. L'intervento è stato eseguito a Gothenburg, presso lo Sahlgrenska University Hospital.

Grazie a 16 elettrodi inseriti nei muscoli residui è stato possibile stabilire un collegamento diretto tra la protesi e il sistema nervoso, il che permetterà alla paziente anche di riacquistare il senso del tatto.

Google ha selezionato TuttomotoriWeb.com tra i siti accreditati per il servizio News. Nelle ossa dell'avambraccio (radio e ulna) della donna sono stati impiantate delle strutture in titanio come ponte fra ossa e terminazioni nervose da un lato e la mano robotica dall'altro. "L'impianto potrà essere utilizzato nella vita di tutti i giorni e consentirà di controllare in modo naturale la mano robotica e di restituirne le percezioni sensoriali". Adesso sta eseguendo un programma di riabilitazione per ripristinare l'uso dei muscoli dell'avambraccio, e, tramite la realtà virtuale, sta imparando a controllare la mano robotica. Nelle prossime settimane dovrebbe tornare a casa e usare quotidianamente la nuova mano. Ulteriori interventi, che permettano di trasformare questi impianti in interventi di routine, potranno dipendere da queste aziende e da nuovi eventuali investitori. Non forniscono percezioni tattili quando si afferra un oggetto o si interagisce con un'altra persona e l'ambiente circostante, costringendo la persona a fare affidamento solo sulla vista mentre usa la protesi. Il futuro dipenderà inoltre dai finanziamenti perché il progetto europeo DeTOP, della durata di quattro anni, ha davanti a sé ancora un anno. "Sono infatti partite in Italia le attività di ricerca per il reclutamento di un secondo paziente per un nuovo intervento chirurgico in programma all'Università Campus Bio-Medico di Roma che verrà effettuato da team clinici del Campus Bio-Medico e dell'Istituto ortopedico Rizzoli".

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