Ecco la mano robotica del Sant'Anna impiantata a una donna in Svezia

Barsaba Taglieri
Febbraio 5, 2019

L'intervento chirurgico è stato eseguito a Goteborg, nello Sahlgrenska University Hospital, dai chirurghi Richard Brånemark e Paolo Sassu.

Alla donna sono stati innestati impianti in titanio nelle due ossa dell'avambraccio, quindi nel radio e nell'ulna, con la tecnica dell'osteointegrazione combinata alle interfacce muscolari. Del resto il nuovo impianto è stato sviluppato nel Paese scandinavo dal team guidato da Max Ortiz Catalan presso l'azienda che per prima ha realizzato una protesi artificiale, usando la tecnica dell'osteointegrazione, in collaborazione con la Chalmers University of Technology. L'impianto funge da tramite tra lo scheletro e la mano robotica sviluppata dalla Scuola Superiore Sant'Anna e da Prensilia.

Le protesi convenzionali permettono di riprodurre solo i movimenti di apertura e di chiusura della mano. In questo modo la mano robotica può essere controllata in modo più efficace e diventa possibile anche ripristinare il senso del tatto. Una prima assoluta a livello mondiale: l'intervento è stato eseguito su una donna di 45 anni, a cui è stata impiantata una mano robotica costruita dal progetto europeo DeTOP, guidato da un italiano.

Le attuali protesi di mano hanno anche un feedback sensoriale limitato.

La vera svolta sta nell'essere riusciti a innestare un impianto di questo tipo in una amputazione transradiale (cioè, sotto il gomito).

La tecnologia è utilizzabile nella vita di tutti i giorni, tanto che la paziente svedese sta già svolgendo un programma di riabilitazione per riallenare i muscoli dell'avambraccio. L'impianto include include sedici elettrodi inseriti nei muscoli, che estrapolando una quantità maggiore di informazioni garantiscono un uso e controllo più naturale della protesi. I vantaggi sono anche sensoriali, infatti gli elettrodi impiantati nei nervi, che creano un collegamento diretto tra protesi e sistema nervoso, forniscono nuovamente alla paziente percezioni tattili sia nei confronti di oggetti, sia nei confronti di persone e dell'ambiente.

Il prossimo obiettivo è impiantare il sistema protesico su altri due pazienti, uno in Italia e uno in Svezia. Nelle prossime settimane dovrebbe tornare a casa e usare quotidianamente la nuova mano.

"Grazie a questa interfaccia uomo-macchina così accurata - commenta Christian Cipriani, responsabile scientifico del progetto Detop - e grazie alla destrezza e al grado di sensibilità della mano artificiale, ci aspettiamo che nel giro dei prossimi mesi la donna riacquisisca funzionalità motorie e percettive molto simili a quelle di una mano naturale".

Al progetto partecipano inoltre le università svedesi di Lund e Gothenburg, quella britannica dell'Essex, il Centro svizzero per l'Elettronica e la Microtecnologiay, l'Università Campus Bio-Medico di Roma, il Centro protesi dell' Inail e l'istituto ortopedico Rizzoli di Bologna.

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