Dispositivo rivoluzionario traduce i pensieri in parole: prima volta nella storia

Barsaba Taglieri
Febbraio 1, 2019

Tramite un post pubblicato sul sito dell'Università e una ricerca pubblicata su Scientific Reports, un ricercatore della Columbia University ha annunciato di aver creato un nuovo sistema per tradurre i pensieri in parole riconoscibili, un sistema potenzialmente utile per chi non ha la possibilità di parlare. I ricercatori, coordinati dal professor Nima Mesgarani, docente presso il Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell'ateneo newyorchese, hanno puntato su un "vocoder", un algoritmo informatico che, grazie all'intelligenza artificiale, impara a sintetizzare il parlato umano ascoltando i discorsi delle persone. Inoltre, pone le basi per aiutare le persone che non sanno parlare, come quelli che vivono con sclerosi laterale amiotrofica o che si riprendono dall'ictus, a riconquistare la capacità di comunicare con il mondo esterno.

Ma come funziona? Quando una persona parla, o immagina di farlo, nel cervello si palesano le "spie" di questa attività, segnali chiari presenti anche quando si ascolta parlare qualcuno.

Questo strumento riprende le stesse tecnologie di Siri e Alexa, strumenti in grado di rispondere alle nostre domande e richieste.

Un gruppo di ricerca della Columbia University ha raggiunto un obiettivo straordinario: la creazione di un sistema capace di "lettura del pensiero" e di conversione di questi pensieri in dialogo orale.

Per effettuare lo studio, gli studiosi hanno chiesto a pazienti affetti da epilessia di ascoltare alcune frasi mentre loro registravano l'attività prodotta dal cervello. A questo punto il suono del vocoder prodotto in risposta a questi segnali è stato esaminato da un sistema di intelligenza artificiale in grado di imitare il funzionamento dei neuroni cerebrali. Un giorno magari si potranno realizzare sintetizzatori vocali in grado di far esprimere tutte le persone che per patologie e traumi hanno perso l'utilizzo della parola. "Le persone - ha spiegato il responsabile dello studio - riuscivano a capire e ripetere i suoni detti dalla macchina il 75 per cento delle volte".

"In questo scenario, se chi lo indossa pensa" ho bisogno di un bicchiere d'acqua", il nostro sistema potrebbe prendere i segnali cerebrali generati da quel pensiero e trasformarli in un discorso verbale sintetizzato", ha detto il dott. "La sensibilità del vocoder, unita alla potenza della rete neurale ha riprodotto i suoni originariamente ascoltati dai pazienti con una precisione sorprendente". In prospettiva si punta a elaborare parole e frasi complesse, è rendere il vocoder in grado di tradurre i segnali cerebrali di una persona che parla o immagina di farlo.

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