Macedonia del nord, è svolta: la Grecia approva l'accordo sul nome

Bruno Cirelli
Gennaio 27, 2019

Una protesta che punta a bloccare l'efficacia dell'accordo sul nuovo nome della Macedonia che il Parlamento greco dovrà ratificare entro la fine della prossima settimana. Così il portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas, all'indomani della presa di posizione di segno opposto del commissario alla Migrazione, il greco Dimitris Avramopoulos, che in alcune dichiarazioni rilasciate ai media greci aveva definito l'accordo "problematico" e "sbilanciato" a favore di Skopje. In Macedonia conservatori e nazionalisti hanno manifestato ripetutamente contro l'intesa, e in Grecia, ancora ieri, la polizia è stata costretta a ricorrere ai gas lacrimogeni per disperdere la folla che si era riunita davanti al Parlamento ad Atene per protestare contro la ratifica dell'accordo.

"Le future generazioni nei due paesi saranno grate ai deputati che hanno coraggiosamente posto le fondamenta per un futuro di pace, solidarietà e armoniosa coesistenza". "Oggi scriviamo una nuova pagina per i Balcani", ha twittato, "l'odio del nazionalismo, la disputa e il conflitto verranno sostituiti dall'amicizia e dalla cooperazione". La svolta è maturata esattamente un anno fa durante un incontro fra il primo ministro macedone Zoran Zaev e l'omologo greco Tsipras a margine del Forum economico mondiale (WEF) di Davos. La Grecia però accusò il paese di essersi appropriata di un nome che rientra nei confini dello Stato greco, la regione della Macedonia appunto. Di fatto, si tratta di questioni che l'accordo non manca di sottolineare fornendo una soluzione di compromesso: le numerose statue di Alessandro Magno e di Filippo Ii erette dal precedente governo - nazionalista - di Skopje potranno rimanere in piedi, ma le targhe commemorative dovranno specificarne l'origine ellenistica.

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