Vaccino e autismo, non c'è nesso: conferma della Cassazione

Barsaba Taglieri
Gennaio 26, 2019

Nuovo no della Cassazione alle denunce relative all'ipotesi che vi sia una correlazione tra vaccini e autismo.

In seguito, altri studi non confermarono il dato e si scoprì che Wakefield aveva ricevuto 435.000 sterline dagli avvocati di alcuni genitori, che volevano avere un risarcimento per la malattia dei figli, attribuendola proprio al vaccino. Secondo la Corte suprema non sono "sindacabili in sede penale le direttive ministeriali fondate sulle risultanze dei più recenti studi epidemiologici", che hanno escluso qualsiasi legame tra l'autismo e i vaccini.

Inizialmente sembra che la richiesta di risarcimento era stata anche approvata, ma dopo qualche mese tutto è cambiato e la richiesta è stata revocata, andando a finire nel dimenticatoio. E' la sentenza per un ricorso di una coppia che accusava la Commissione medico ospedaliera di Milano di aver prima concesso e poi ritirato l'indennizzo concesso per l'autismo della figlia della coppia, che i due addebitavano ai vaccini.

La Cassazione afferma che il verdetto del Tribunale di Milano riguarda il caso della bimba è stato respinto giustamente, sostenendo che non è stato il vaccino a causare l'autismo alla piccola bambina.

Secondo la Cassazione, correttamente il Gip di Milano ha archiviato le denunce "in quanto l'annullamento in autotutela del primo provvedimento era stato adottato in conformità alle direttive ministeriali, fondate sulle risultanze dei più recenti studi epidemiologici, quindi, nell'ambito di una valutazione discrezionale, di natura tecnica, non sindacabile in sede penale". "La base valutativa costituita da dati scientifici e l'allineamento agli stessi in sede di revisione del precedente giudizio escludevano l'ingiustizia del danno", rileva la Cassazione. I Giudici del Palazzaccio, hanno inoltre ricordato che "in assenza di un reato è inutile parlare di pertinenza e rilevanza delle prove integrative a fronte di un decreto di archiviazione emesso 'de plano' dopo la presentazione di un'opposizione".

La coppia ricorrente, oltre ad aver visto respinte le proprie richieste, è stata condannata anche a pagare 1000 euro alla Cassa delle Ammende, come prevede la norma quando il ricorso è manifestamente infondato.

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