Nate insonni: clonate le prime cinque scimmie che non riescono a dormire

Barsaba Taglieri
Gennaio 25, 2019

In Cina sono nate cinque scimmiette identiche.

Un'impresa davvero eccezionale dal punto di vista scientifico, che - sostengono i suoi autori - permetterà di studiare più a fondo l'insonnia, la depressione e le malattie neurodegenerative come l'Alzheimer in animali più simili a noi.

Chiunque abbia in casa o in famiglia qualcuno malato di depressione o sia soggetto ad ansia sa benissimo che non sono influenzati solo dalla genetica (in quel caso potremmo cancellare secoli di psicologia), ma da un complesso insieme di parametri che sono, e possono essere, investigati in concreti ed etici studi epidemiologici. Sono state infatti clonate cinque scimmie che soffrono di disturbi del sonno e conseguenti problemi psichiatrici. A prevederlo è il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell'Università di Roma Tor Vergata, che commenta all'Adnkronos Salute la ricerca descritta in due articoli pubblicati online sulla rivista "National Science Review". I ricercatori hanno silenziato negli embrioni uno dei fattori che regolano il ritmo biologico (circadiano), chiamato BMAL1. Una volta nati, gli animali sono stati analizzati e monitorati per selezionare l'esemplare in cui l'editing del dna fosse stato efficace. La tecnica utilizzata è quella del trasferimento nucleare da cellule somatiche, la stessa impiegata l'anno scorso per generare Zhong Zhong e Hua Hua, le prime due scimmie clonate della storia. Gli embrioni cloni così ottenuti - tutti uguali tra loro perché proprietari dello stesso patrimonio genetico - sono stati impiantati in mamme-scimmie surrogate. A differenza del processo che ha portato alla nascita di Zhong Zhong e Hua Hua, infatti, stavolta i ricercatori hanno utilizzato con successo cellule di una scimmia donatrice completamente sviluppata (e non di un feto abortito).

Certo è che la sperimentazione sugli animali - che è ancora predominante a livello scientifico - viene progressivamente affiancata anche da metodi alternativi. Le scimmie che abbiamo ottenuto potranno essere utilizzate per studiare sia lo sviluppo di queste malattie, sia possibili terapie " dice il coordinatore della ricerca, Hung-Chun Chang.

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