Brexit, May salva per 19 voti E rilancia la trattativa Ue

Bruno Cirelli
Gennaio 17, 2019

Il previsto no della Camera dei Comuni a un accordo con la UE giudicato eccessivamente penalizzante (o in ogni caso inadeguato per la nazione), infatti, mette con le spalle al muro non soltanto il primo ministro conservatore, ma l'intero Regno Unito, che ora è chiamato a fare i conti con alternative pesanti e un clima politico incandescente.

In caso di Brexit senza accordo, cioè nel caso in cui il Regno Unito lasciasse l'Ue il 29 marzo senza un'intesa, gli inglesi si preparano al peggio.

La prima conseguenza è che i cittadini europei residenti nel Regno Unito e quelli britannici residenti nell'Unione si troverebbero improvvisamente senza uno status giuridico: tecnicamente extracomunitari, in una zona grigia dal punto di vista legale.

Dopo un azzardo non richiesto e un'umiliazione così forte, la premier è andata avanti come se nulla fosse (mentre tra i Tory cresceva il malumore) fino alla crisi successiva.

Questi messaggi sono stati inviati per tutta la giornata di ieri a Londra, chiaramente indicati tra le righe.

Theresa May ha subito una disfatta storica ieri in Parlamento, vedendosi bocciare con 432 voti contrari e solo 202 a favore l'accordo sottoscritto con l'Unione Europea sulla cosiddetta Brexit.

La polizia metropolitana di Londra, per esempio, ha invitato i commercianti della città a considerare l'ipotesi di "un significativo aumento dei clienti per ridurre le richieste di intervento delle forze dell'ordine a causa di folle o code nei negozi". E soprattutto l'elemento centrale dell'accordo: la regolazione delle frontiere tra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord con la clausola di salvaguardia (backstop in inglese) sulla quale si è cristallizzata la rivolta contro May.

Dunque, per la Ue non resta che trovare delle soluzioni ragionevoli su altro. Sui tempi della Brexit innanzitutto. Nel caso del Regno Unito, che non ha una costituzione scritta, la Corte suprema britannica ha stabilito che sia il Parlamento la massima autorità di riferimento. Fonti citate dalla Dpa hanno poi riferito che la cancelliera sarebbe in realtà contraria a nuovi negoziati sull'accordo. Sono necessari i due terzi dell'assemblea per mandare a casa l'esecutivo, non appare al momento lo scenario più probabile, nonostante la clamorosa sconfitta del Brexit deal. Ma questa è una soluzione che spaccherebbe i conservatori: e bisognerà vedere se Theresa May sarà disposta a anteporre l'interesse del Paese a quello del partito. Sarebbe una situazione assai bizzarra perché ci sarebbero dei candidati parlamentari che farebbero campagna contro l'istituzione alla quale si candidano. Un'altra opzione presa in considerazione a Bruxelles, se dovesse mancare di nuovo il sostegno del parlamento britannico all'accordo, è un secondo referendum (il "sogno" del presidente Ue Tusk): reclamato dagli eurofili a Londra non c'è la garanzia che il risultato sarà diverso dal primo. Essendo May riuscita a sopravvivere, per ora ha perso peso l'opzione di nuove elezioni, una prospettiva che a questo punto a Bruxelles hanno accantonato.

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