Fca, Manley: 'Rivediamo il piano in Italia dopo ecotassa'

Paterniano Del Favero
Gennaio 16, 2019

La doccia fredda Il fulmine, a dire la verità non troppo a ciel sereno, è arrivato nel tardo pomeriggio di ieri direttamente da Detroit e ha colpito in pieno la fabbrica ai piedi dell'Abbazia.

L'amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, Mike Manley, ha detto alla stampa che è aperto a collaborazioni per sviluppare un nuovo pick di medie dimensioni che l'autoproduttore potrebbe vendere in America Latina e in altri mercati al di fuori degli Stati Uniti per competere con modelli come Ford Ranger. E da allora "il contesto è cambiato". Le reazioni dei sindacati e del mondo politico non sono tardate ad arrivare, mentre i parlamentari ciociari che siedono alla Camera e in Senato tacciono. Luca Frusone, Enrica Segneri, Ilaria Fontana, Francesco Zecchieri, Gianfranco Rufa e Francesca Gerardi, ovvero i parlamentari di Lega e M5S, non proferiscono parola. La sua morte improvvisa ci ha inoltre ricordato, ha concluso Manley, che bisogna sempre "essere pronti a tutto".

Secondo Manley, intervistato dai giornalisti a Detroit, gli investimenti - 5 miliardi di euro per i prossimi 3 anni, con prodotti di interesse primario come la Fiat 500 elettrica e il SUV compatto di Alfa Romeo - vanno rivisti, ma "il piano comunque non viene stoppato". "Non possono essere i lavoratori a pagare le scelte del governo - gli ha fatto eco il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella - al quale abbiamo già più volte sollevato la questione chiedendo di rivedere il provvedimento".

A dicembre lo aveva preannunciato, in attesa però di possibili modifiche alla versione iniziale dell'ecotassa inserita in manovra.

"Comprendiamo le motivazioni di Fca, ma noi non siamo disposti a mettere in discussione il piano industriale che ci è stato presentato a Mirafiori e che prevede 5 miliardi di investimenti dal 2019 al 2021". "Resta sul tavolo e non sarà bloccato". "Queste dichiarazioni mettono a rischio l'occupazione per i lavoratori degli stabilimenti italiani che da anni sono in cassa integrazione perché i piani industriali dichiarati non sono stati realizzati" afferma Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive.

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