Rischiate un esercito di kamikaze in Italia

Bruno Cirelli
Gennaio 10, 2019

È iniziata con queste parole di un pentito del Jihad, l'indagine della Dda di Palermo che ha portato al fermo di 14 persone nelle province di Palermo, Trapani, Caltanissetta e una a Ome, nel Bresciano.

Uno dei tunisini fermati, Khaled Ounich, istigava al terrorismo, invocava la morte in nome di Allah e faceva apologia dello Stato islamico. Sul suo profilo Facebook gli inquirenti hanno trovato alcuni video e foto che inneggiavano all'Isis. "Sussistono significativi ed univoci elementi per ritenere che l'organizzazione costituisca un'attuale e concreta minaccia alla sicurezza nazionale poiché in grado di fornire a diversi clandestini un passaggio marittimo occulto, sicuro e celere che, proprio per queste caratteristiche, risulta particolarmente appetibile anche per quei soggetti ricercati dalle forze di sicurezza tunisine, in quanto gravati da precedenti penali o di polizia ovvero sospettati di connessioni con formazioni terroristiche di matrice confessionale", scrivono nel provvedimento di fermo il procuratore aggiunto Marzia Sabella e i pm Calogero Ferrara e Claudia Ferrari, che hanno coordinato l'indagine. Sono accusati, a vario titolo, di istigazione a commettere piu' delitti in materia di terrorismo, associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e al contrabbando di sigarette, episodi di ingresso illegale di migranti clandestini nel territorio nazionale e esercizio abusivo di attivita' di intermediazione finanziaria, reati questi aggravati dall'averli commessi avvalendosi del contributo di un gruppo organizzato impegnato in attivita' criminali in piu' di uno Stato.

L'organizzazione, che operava in Italia e Tunisia, contrabbandava anche tabacchi lavorati esteri smerciati nel Palermitano grazie alla mediazione di complici italiani.

"Per quanto riguarda il pagamento dei viaggi da parte dei clandestini, per quello che è a mia conoscenza attraverso le discussioni che ho avuto con Monji posso dire che i clandestini normali pagano 5.000 dinari tunisini mentre le persone che sono ricercate in Tunisia, per vari reati compreso il terrorismo, pagano da 10000 dinari in su. È ricercato in Tunisia per aver sparato a personale della guardia costiera tunisina e per tale motivo avrebbe da scontare ventuno anni di carcere in quel Paese e per quanto mi è stato detto nel 2011, nel corso della rivoluzione tunisina, sarebbe evaso". "Una volta - ha detto - un gommone è riuscito a scappare e a bordo c'erano anche tre 'barboni' indicati come terroristi; nel giugno del 2016 ho incontrato un tunisino di nome Ahmed e so per certo che è ricercato in Tunisia per terrorismo ed è arrivato in Italia da qualche mese".

"Il mio amico - ha aggiunto - si occupa di organizzare i viaggi di almeno tre o quattro gommoni che fanno la spola tra l'Italia e la Tunisia - da località, variabili in prossimità di Mazara del Vallo e anche da Marsala - con partenze organizzate ogni volta che il meteo lo consente". Nel profilo Facebook sono stati trovati video di esecuzioni capitali fatte dal boia di Daesh noto come Jihadi John. E' accusato di avere diffuso "materiale propagandistico delle attività svolte da gruppi islamici di natura terroristica, sia di tipo documentale (preghiere, scritti, ordini, istruzioni ed altro) che video-fotografico (scene di guerra, immagini di guerriglieri, discorsi propagandistici, kamikaze, uccisioni di ostaggi ed altro), di cui preliminarmente si riforniva in rete". Scoperti anche suoi contatti con profili di altri estremisti islamici.

L'inchiesta, grazie alle dichiarazioni del pentito si è focalizzata quindi uno dei capi dell'organizzazione e sulle sue posizioni radicali pro Daesh: "Infatti - dicono gli inquirenti - le attività d'indagine, effettuate anche attraverso un mirato monitoraggio di alcuni profili social, hanno permesso di verificare che uno degli indagati, oltre a svolgere mansioni direttive del sodalizio e a custodirne la "cassa comune", gestiva, mediante lo strumento informatico, una intensa attività d'istigazione e di apologia del terrorismo di matrice islamista, inserendosi nel network globale della propaganda e promuovendo gli efferati messaggi dell'organizzazione terroristica Daesh".

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