La figlia di Totò Riina ha aperto un ristorante a Parigi

Bruno Cirelli
Gennaio 8, 2019

Due milioni di euro di spese sostenute per il mantenimento in carcere.

A puntare sulla storia di famiglia per lanciare un'attività commerciale ci aveva già pensato la sorella maggiore promuovendo online una marca di caffè col nome "Zù Totò", ora ci sta provando la sorella minore che addirittura a Parigi ha aperto un ristorante con un nome che evoca ben altro, "Corleone". A notificare la cartella esattoriale da pagare a Ninetta Bagarella, moglie di Totò Riina, è stata Riscossione Sicilia, la società che riscuote i tributi nell'isola. Scorrendo il profilo del locale, ci sono anche i quadri, antica passione di Lucia Riina, che espone da anni. Ad attivare la procedura di recupero del credito sarebbe stato, attraverso il ministero della Giustizia, il carcere di Parma, ultimo istituto penitenziario in cui il capomafia è stato detenuto prima di morire.

Arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 23 anni di latitanza, il capo dei capi ha trascorso al 41 bis 24 anni. Un "battesimo" criminale precoce e un'accusa grave: l'omicidio di un coetaneo, durante una rissa, per cui venne condannato a 12 anni. Decisivo l'incontro con Luciano Liggio, all'epoca mafioso rampante che stava tentando di farsi strada: è stato lui, suo compaesano, a farlo entrare in Cosa nostra. Un metro e 58, che gli è valso il soprannome di Toto' U Curtu, è uscito dal carcere dell'Ucciardone nel 1956, a pena scontata solo in parte, e si è subito unito al gruppo di fuoco di Liggio. Proprio in quell' occasione su Fb scrisse: "Chiederemo al presidente della Repubblica la revoca della cittadinanza italiana sia per noi che per nostra figlia così sarà chiaro al mondo intero come l'Italia politica e mediatica tratta i suoi figli, perché sono brutti, sporchi e cattivi". Secondo le indagini sarebbero stati oltre 100 gli omicidi in cui è stato coinvolto.

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