Conte: "Non andrò a Bruxelles con libro dei sogni"

Paterniano Del Favero
Dicembre 12, 2018

Così il premier Giuseppe Conte parlando nell'Aula della Camera in vista dell'incontro che si terrà domani con il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker.

"Possiamo fare le misure che abbiamo in mente anche scendendo intorno al 2%" del rapporto deficit/Pil, sostiene il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti alla luce dei numeri riportati dal ministero dell'Economia sulle valutazioni fatte su quota 100 per le pensioni e reddito di cittadinanza.

Il botta e risposta continua - Sul deficit "non c'è ancora una soluzione" che, è stato sottolineato da più parti, deve essere innanzitutto politica. Quest'ultima opzione, che comporterebbe 9 miliardi in meno sulla manovra, è l'opzione più gradita all'Ue, dal momento che in partenza Bruxelles vorrebbe una correzione da 16 miliardi.

"Secondo il ministro, "? possibile evitare la procedura di infrazione.

Soldi che potrebbero ridurre il deficit al 2,2%, cui si sommerebbe un altro 0,2% di taglio derivante da quasi 2 miliardi di dismissioni immobiliari, magari attraverso Cassa depositi e prestiti, più altre misure di spending review. Questa manovra farà crescere l'Italia - ha concluso -.

"Se oggi siamo qui è per soddisfare i bisogni concreti dei cittadini, per difendere chi vede cadere le sue prospettive di vita, chi ha figli abbandonati a un precariato esistenziale", ha detto ancora Conte. Tant'è che viene subito smentita l'ipotesi avanzata dall'economista vicino alla Lega Alberto Brambilla di avviare la riforma delle pensioni con quota 104 nel 2019, per poi scendere a quota 100. Si tratta di un'eventualità assai remota, commenta il "Times", dato il preponderante peso politico della Francia all'interno dell'Ue: una situazione questa che fornisce armi al governo populista italiano nel suo braccio di ferro con Bruxelles sulla Legge di stabilità per il 2019. Si sarebbe dovuta chiudere in giornata un'intesa nel governo. Il "futuro è imprevedibile" e Roma vuole "agire ora", sottolinea Conte.

Ma a palazzo Chigi il Presidente del Consiglio comincia a dare qualche segnale di insofferenza registrato ieri durante la riunione con i sindacati. Ed è in questo scenario che Macron potrebbe essere un involontario alleato dell'Italia: qualunque sua pressione su Bruxelles, perché gli conceda flessibilità o più tempo per rimettere in ordine i conti pubblici, potrebbe influire positivamente anche sulla trattativa con Roma. E una tensione che resta, tanto da far rincorrere costantemente voci di dimissioni del ministro Tria e del capo di gabinetto Roberto Garofoli.

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