Bimba nata dall'utero di una donatrice deceduta

Barsaba Taglieri
Dicembre 8, 2018

Per la prima volta è nato un bambino da una donna con un utero trapiantato da una donatrice morta. L'utero è stato l'ultimo organo espiantato dopo altri organi salvavita (cuore, fegato e reni): significa - ed è proprio una delle criticità di questo intervento - che ha dovuto rimanere senza un apporto diretto di sangue e ossigeno più lungo di quanto accada con un utero donato da vivente. Dal 2014 per chi soffre di questa condizione (e affini) è sorta una nuova speranza, grazie al lavoro di un team di ricerca svedese che è riuscito nel pionieristico intento di ottenere gravidanze di successo dopo il trapianto di utero da donatrice viva. Almeno una dozzina di bambini in Svezia, negli Stati Uniti e in Serbia sono nati da donne con un utero trapiantata, ma da una parente viva.

La madre - sprovvista di utero a causa della sindrome di Mayer-Rokitansky-Küster-Hauser - ha ricevuto il trapianto nel settembre del 2016, quando aveva 32 anni. Poi però si è affacciata la possibilità di una donazione di utero. Le strategie di trapianto da donatore vivente o deceduto non si escludono a vicenda e, vista l'attuale scarsità di innesti uterini e il previsto aumento futuro della domanda, entrambi saranno probabilmente necessari. Due mesi dopo (sette mesi prima rispetto ai tentativi precedenti) uno degli embrioni è stato trasferito nell'utero della paziente, che è subito rimasta incinta e ha avuto una gravidanza regolare, terminata a 35 settimane con un parto cesareo.

L'operazione mai tentata prima è stata effettuata a San Francisco su una bimba ancora nel ventre materno: cinque trasfusioni di sangue e un trapianto di midollo, a tre mesi dalla nascita, per curare una malattia genetica grave, l'alfa talassemia. L'intervento è avvenuto a seguito di una terapia di fertilità. L'equipe medica ha prelevato gli ovuli della donna, li ha fecondati con lo sperma del compagno e li ha congelati per impiantarli dopo il trapianto di utero.

Il successo potrebbe ampliare notevolmente il numero di donne con infertilità uterina che in precedenza avevano solo l'opzione di adozione o maternità surrogata per diventare madri.

La giovane donna trentaduenne di cui non sono state rese note le generalità per motivi di riservatezza, aveva delle ovaie perfettamente funzionanti.

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