L'errore "imperdonabile" che ha commesso il Pd secondo Nanni Moretti

Ausiliatrice Cristiano
Dicembre 4, 2018

"Santiago, Italia" è prodotto da Sacher Film, Le Pacte, Storyboard Media e Rai Cinema e sarà distribuito da Academy Two nelle nostre sale a partire dal prossimo 6 dicembre. E il pubblico ha subito dimostrato di apprezzare la scelta: la proiezione di stasera è già "sold out".

Nel 1973 il colpo di stato del generale Pinochet ribalta il governo di unità popolare presieduto da Salvador Allende. La prima è nell'incipit, dove in campo lungo vediamo il regista ripreso di spalle che ammira dall'alto la spianata urbana di Santiago.

Nanni Moretti indugia un po sulle lacrime degli intervistati, inevitabili per la particolare drammaticità dei racconti e per il pungente effetto che suscitano sui ricordi di chi allora visse, anche da semplice lettore, anche a migliaia di chilometri di distanza, il dramma di un popolo intero. E nell'ammetterlo ci vuole dire che esiste un giusto e uno sbagliato, che per quanto ognuno di noi agisca secondo precise intenzioni e convinzioni, queste intenzioni e convinzioni possono essere errate. Ora che quello che SI DOVEVA fare è stato fatto, speriamo ci regali davvero quel musical sul pasticciere trotzkista nella Roma degli anni Cinquanta, non aspettiamo altro. Rastrellamenti, sequestri, torture e omicidi per annientare ogni forma di attività politica dissidente.

Per chi non lo sapesse, l'unico paese in Europa a non riconoscere il governo di Pinochet fu l' Italia e, dalle parole del diplomatico Piero de Masi il quale "pur non avendo risposte ufficiali dall' Italia decisi alla fine di tenerli tutti", accolse presso l'ambasciata italiana in Cile circa 300 oppositori al regime con bambini che venivano gettati dentro le mura per offrire loro una salvezza, rifugiati che poi arrivarono nel nostro paese, il quale stava vivendo i terribili "anni di piombo", trovando accoglienza e integrazione. Grazie a quell'Italia, uno dei pochi Paesi dell'Occidente a non aver mai riconosciuto la Giunta militare, ne sarebbero stati accolti a centinaia con solidale e commovente trasporto. "La solidarietà, l'umanità, la curiosità e la compassione verso gli altri sembrano essere bandite.C' è uno slittamento progressivo ma inarrestabile verso la mancanza di umanità". "La gente sapeva chi eravamo, ma tutti si misero a guardare fuori dal finestrino".

Oltre a registi e giornalisti, impegnati a raccontare le difficili condizioni in cui versava la popolazione cilena, a documentare i cambiamenti attuati con l'elezione di Allende, si tratta per lo più di persone comuni, anch'esse militanti e costrette a scappare che hanno lavorato o continuano a lavorare come artigiani, operai e traduttori. Chissà se oggi, qui, in una circostanza analoga, quegli occhi si abbasserebbero ancora.

Perché Santiago, Italia in un periodo storico come questo diventa - forse suo malgrado - un documentario fortemente politico.

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