Batterio killer in ospedale, il Veneto richiama 10 mila pazienti

Barsaba Taglieri
Dicembre 1, 2018

In particolare il Mycobacterium chimaera è stato individuato in un dispositivo che viene utilizzato per regolare la temperatura del sangue nella circolazione extracorporea durante gli interventi cardiochirurgici. "Ad oggi - si legge nella relazione del gruppo tecnico nominato per indagare sui decessi - in Regione Veneto, sono stati diagnosticati 16 casi di infezione da Mycobacterium chimaera, di cui due con intervento cardiochirurgico eseguito in altre Regioni".

In Veneto saranno inviate diecimila comunicazioni a cittadini che dal 2010 si sono sottoposti ad un intervento cardiochirurgico a "cuore aperto".

"I macchinari presenti nelle cardiochirurgie di tutti gli ospedali veneti sono già stati messi in sicurezza e, in alcuni casi, sostituiti. La Regione Veneto si sta tutelando nei confronti della ditta produttrice", è quanto comunicato ai pazienti.

"Nel 2004 a Vicenza abbiamo isolato un micobatterio non tubercolare che evidenziava caratteristiche simili a quelle dei batteri appartenenti al Mycobacterium Avium complex (Mac) - spiega Scarparo - e cioè l'Avium e l'intracellulare". Indagini approfondite hanno dimostrato che il batterio può essere presente nell'aria della sala operatoria e contaminare il paziente.

Le autorità svizzere sono state allertate nel 2014. Le aziende che producono queste macchine hanno adottato misure mirate per prevenire la contaminazione. Sono già dieci i pazienti deceduti e la popolazione recentemente operata è considerata ad alto rischio. Secondo le stime, sono circa 10 mila, infatti, i pazienti a rischio contagio.

Come si manifesta la malattia?

Il batterio è considerato molto insidioso perché può rimanere celato a lungo, visto che i suoi effetti possono evidenziarsi anche dopo anni dal suo ingresso nell'organismo. I campanelli d'allarme sono piuttosto generici e vengono indicati come febbre, perdita di peso, dolori articolari e muscolari, affaticamento, mancanza di fiato e tosse. In caso d'insorgenza dei sintomi sopraccitati, i pazienti che hanno subito un'operazione chirurgica a cuore aperto dovrebbero consultare un medico.

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