Brexit. May, voto di sfiducia? Andrò fino in fondo

Bruno Cirelli
Novembre 17, 2018

Mattinata di volatilità e incertezza sui mercati europei. Ciò nondimeno sentire uno scrittore che mi piace maltrattare un cantante che mi piace ha destato in me un conflitto: uno con la parola e l'altro con la musica, entrambi cercano di travalicare i secoli e lasciare agli uomini un piacere estetico che li consoli molto dopo la morte degli autori e la gittata dei dibattiti sui temi attuali. Alla domanda su cosa dovrebbe fare la premier Theresa May, contro la quale l'ala euroscettica dei Tories sta preparando una mozione di sfiducia, l'ex premier ha risposto: "Non mi farò trascinare nelle critiche al primo ministro mentre sto a Washington", è "una convenzione di lunga data" quella di non criticare un capo del governo mentre si è all'estero. Dopo di loro si sono dimessi il sottosegretario alla Brexit, Suella Braverman, e il ministro del Lavoro e delle Pensioni Esther McVey, che più volte si era distinta per la sua ostilità all'accordo che ieri è stato raggiunto da Theresa May. Non avrà il compito di negoziare in prima fila con Bruxelles bensì di preparare "il fronte interno" all'entrata in vigore della Brexit, di occuparsi dei piani operativi in vista sia d'una possibile approvazione parlamentare dell'intesa sul divorzio dall'Ue raggiunta con Bruxelles sia d'un ipotetico "no deal" e di seguire i passaggi a Westminster della nuova legislazione nazionale che il Regno si avvia a introdurre nei vari settori prima dell'uscita dal club europeo.

Ben 48 deputati conservatori avrebbero consegnato stamani la lettera con cui chiedere formalmente il voto di fiducia sul governo di Theresa May, come riferiscono varie fonti di stampa internazionali.

Quest'ultimo punto poco fa, in particolare, ha portato il ministro Tory per l'Irlanda del Nord Shailesh Vara a dimettersi dal suo incarico. Secondo il 'Telegraph', il governo "ormai in bilico" potrebbe perdere altri membri anche oggi.

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