L’Fmi: "Il Pil dell’Italia arriverà all’1% nel 2018-2020, poi diminuirà"

Paterniano Del Favero
Novembre 16, 2018

L'organismo di Washington allunga quindi un'ombra sulla crescita, paventando il rischio di recessione che potrebbe derivare da livelli di debito troppo alti.

I previsti stimoli economici contenuti nella manovra messa a punto dal governo, sostiene il Fondo, "comportano sostanziali rischi verso il basso" per la crescita "poiché lascerebbero l'Italia molto vulnerabile".

Lo scenario economico dipinto dal Fondo mostra una crescita di circa l'1% nel 2018-2020 destinata poi a diminuire, mentre il deficit si attesterà al 2,75% del Pil nel 2019 per poi salire nel 2020-2021 al 2,8-2,9%, "a meno che non ci sia ampio sostegno politico per attivare la clausola di salvaguardia sull'Iva o per trovare misure compensative". Nel documento che anticipa l'Articolo IV, il Fmi stima che il debito pubblico italiano "resterà intorno al 130% nei prossimi 3 anni" e avverte che qualsiasi shock anche modesto "aumenterebbe il debito facendo crescere il rischio che l'Italia sia costretta ad un consolidamento di bilancio maggiore quando l'economia si indebolisce".

"Al di là del fatto che le previsioni del Fmi ci paiono eccessivamente pessimistiche, considerato che persino quella dell'Ue arriva per il Pil 2019 a +1,2%, resta il fatto che non c'è nessuno, ma proprio nessuno, che confermi le stime del Governo" afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori. Stimolo che - proseguono i tecnici di Washington - "rischia di essere controbilanciato dal continuo rialzo degli spread", con un effetto "ambiguo" nel breve e "probabilmente negativo" nel medio periodo. Cosa questa, spiega il Fmi, che "si è però rivelata difficile da attuare in passato". "Questo potrebbe trasformare un rallentamento in una recessione". Gli economisti del Fondo sottolineano infine che l'Italia "deve mettere a tacere qualunque timore sul rapporto debito-Pil, che è il secondo più alto nell'area euro".

Gli economisti del Fmi bocciano anche l'introduzione di Quota 100 come vettore per creare nuovi posti di lavoro perché - su base di dati empirici - "l'aumento di pensionamenti è impobabile che creii un pari numero di posti di lavoro per i giovani".

Christine Lagarde e i suoi lanciano anche una "fatwa" contro i possibili effetti negativi delle due misure chiave previste dalla manovra, reddito di cittadinanza e superamento della riforma Fornero sulle pensioni. Citando in particolare il reddito di cittadinanza, spiegano che "l'Italia ha bisogno di un moderno e garantito schema di reddito minimo indirizzato ai poveri, che eviti la dipendenza dal welfare e i disincentivi al lavoro".

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