Tim, il consiglio di amministrazione sfiducia l’ad Amos Genish

Paterniano Del Favero
Novembre 14, 2018

Un consiglio di amministrazione straordinario si è tenuto stamattina per discutere la posizione dell'amministratore delegato Amos Genish.

La nostra associazione, forte di tanti lavoratori azionisti di TIM, si impegnerà per assicurare che TIM continui a controllare i suoi fattori di produzione chiave, innanzitutto la Rete, favorendo al contempo alleanze e accordi che possano portare ad una unica infrastruttura fissa in FTTH per Paese, che si possa sviluppare grazie anche a mirati interventi dello Stato, e nel pieno rispetto del valore delle attività in gioco e dei relativi assetti proprietari.

VIA APPOGGIO DI ELLIOTT Al manager sarebbe mancato l'appoggio di Elliott, si apprende da fonti ben informate. E Vivendi, ormai in aperto scontro con il fondo americano, dovrebbe chiamare un'assemblea per riprendere il controllo della governance.

Prima si era parlato di dimissioni, ora invece emerge come il dirigente d'azienda israeliano sia stato sfiduciato.

Proprio Genish ieri ha criticato tale progetto e, nonostante le turbolenze di questi giorni, ha deciso di volare in Cina e Corea a visitare alcuni fornitori di apparati. Ora il presidente Fulvio Conti ha assunto le funzioni dell'ad (anche se i rumors indicavano la possibilità di una scelta interna con la nomina di Rocco Sabelli o di Alfredo Altavilla).

"È stata una mossa molto cinica e volutamente pianificata in segreto, per creare la massima destabilizzazione e influenzare i risultati di Tim, e dopo un diniego ufficiale di domenica, senza la conoscenza di molti membri del consiglio e mentre l'amministratore delegato stava negoziando per Tim e portando avanti il suo doveri dall'altra parte del mondo". Infine come direttore generale circola il nome di Stefano De Angelis, ex ceo di Tim Brasil.

Nella riunione di oggi il consiglio, con una votazione dei 10 consiglieri Elliott contro i 5 espressione di Vivendi, mette fine all'esperienza di Genish in Tim, dopo mesi di tensioni culminate con la maxi svalutazione degli attivi per 2 miliardi che ha condotto la società a chiudere i nove mesi con un rosso da 2 miliardi. Il titolo ha guadagnato l'1,43% a 0,538 euro.

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