Pensioni tagliate del 5-30% con ‘quota 100’ dicono i tecnici parlamentari

Paterniano Del Favero
Novembre 14, 2018

Oltre al taglio dell'assegno e al costo di 13 miliardi della quota 100, è in generale sulla manovra 2019 che l'Upb traccia un quadro non roseo.

Le ultime notizie sulle Pensioni, ad oggi mercoledì 14 novembre, sono relative alla bocciatura del Fondo Monetario Internazionale della riforma previdenziale proposta dal Governo Conte. Questo lo scenario ipotizzato dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio in un documento diffuso nel corso dell'audizione presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato in merito al disegno di legge di bilancio per il 2019.

L'Ufficio per il Bilancio, comunque, sottolinea che un semplice confronto del valore nominale della propria pensione non tiene conto del fatto che Quota 100 permette di passare più anni senza lavorare e percependo un assegno mensile forse ridotto, ma in ogni caso garantito mentre ci si gode il tempo libero. "Nella stima del governo è incorporata l'idea che la metà delle persone che potrebbe utilizzare la misura non vada in pensione", ha concluso. Ovviamente dipende dalla posizione contributiva del lavoratore; tuttavia, secondo le stime dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio, si parte da un 5% in meno per coloro che vanno in pensione a 66 anni (con almeno 38 di contributi), anticipando quindi il collocamento in quiescenza di un solo anno, fino ad arrivare al 30% in meno per chi va in pensione a 62 anni (e 38 di contributi).

Tuttavia, il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha affermato che la misura riguarderà al massimo il 70% dei potenziali destinatari e che il costo risulterebbe inferiore.

I lavoratori che hanno raggiunto i requisiti necessari per beneficiare di Quota 100 aderendo a tale misura potrebbero andare incontro a penalizzazioni. Come spiega Davide Colombo del Sole 24 Ore, la 'forbice' delle penalizzazioni è ampia e cambia in base agli anni di differenza tra l'uscita prevista con la norma in vigore e l'effettivo pensionamento con 'Quota 100'.

Non tutti, infatti, sono disposti a smettere di lavorare in anticipo rischiando nel contempo di percepire una pensione troppo bassa per far fronte alle spese quotidiane. "Ma io ho girato cinque anni a dire di smontare la legge Fornero e dopo cinque mesi - conclude - iniziamo a smontarla, restituendo agli italiani il diritto di scelta".

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