Haftar in extremis a Palermo. Che la conferenza abbia inizio

Bruno Cirelli
Novembre 14, 2018

I due hanno scambiato qualche parola sul palco allestito per la "sfilata" dei vari ospiti alla conferenza e poi hanno continuato a parlare aiutati da un interprete. Poi, a sorpresa, ha partecipato a un incontro con diversi leader libici e internazionali, di cui però non sono ancora stati diffusi i dettagli: oltre a Giuseppe Conte c'erano, tra gli altri, il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, il primo ministro russo, Dmitri Medvedev, il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi e soprattutto il primo ministro libico Fayez al Serraj. In un breve scambio a margine della cerimonia inaugurale, il premier del governo nazionale libico Fayez Sarraj ha riconosciuto a Conte l'importanza dell'iniziativa. L'unica cosa che il leader libico farà in Italia, almeno stando alle informazioni finora diffuse, saranno gli incontri bilaterali.

La Conferenza di Palermo non poteva essere "la" conferenza risolutiva dei problemi della Libia. La dichiarazione finale di Palermo rilancia così l'auspicio dell'inviato speciale Onu per la Libia, Ghassan Salamè, l'8 novembre scorso, davanti al Consiglio di Sicurezza, sulla formazione di forze di polizia regolari capaci di garantire la sicurezza nella capitale libica e permettere così di "voltare pagina rispetto alla loro dipendenza dai gruppi armati per la propria protezione". Una situazione che destabilizza e che ha ricadute negative su un sempiterno negoziato tra governo di unità nazionale (sorretto dalle Nazioni unite), governo di Tobruk che si dissocia dall'esecutivo di Tripoli e fazione fedele a Khalifa Ḥaftar che ha preso il pieno potere della gestione petrolifera.

A metà mattinata i capi delle 38 delegazion i (tra cui quelle della Unione europea e del Fmi) hanno partecipato a una foto di gruppo, come si vede nel seguente filmato. "Non si può pensare di risolvere la crisi in Libia coinvolgendo le persone che l'hanno causata ed escludendo la Turchia", ha detto il vicepresidente turco, Fuat Oktay, abbandonando la Conferenza a lavori non ancora conclusi.

Un epilogo che conferirebbe alla Conferenza di Palermo il merito di aver pazientemente perseguito la svolta iniziale. Il fatto che la Turchia abbia lasciato anticipatamente la Conferenza denunciando che "qualcuno all'ultimo minuto ha abusato dell'ospitalità italiana" e la presenza/assenza del generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, ne sono la prova. Lo hanno fatto sapere fonti diplomatiche sottolineando che, nel corso della riunione, si è affrontato anche il tema dei diritti umani. Una metafora per spiegare al presidente del Consiglio Presidenziale che "non c'è bisogno di cambiare l'attuale presidente prima delle prossime elezioni". In attesa di conoscere i risultati della due giorni, si sta già pensando ai vantaggi che l'Italia trarrà da tanto impegno non solo a livello diplomatico, ma probabilmente anche a vantaggio del tanto discusso decreto sicurezza. "Non parteciperemo alla conferenza neanche se durasse cento anni".

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