Il referendum su ATAC a Roma è fallito

Paterniano Del Favero
Novembre 12, 2018

La sicurezza sbandierata in questi giorni dalla prima cittadina che ha promesso l'arrivo di 600 nuovi autobus, prima di correggere se stessa assicurandone intanto 227 per il prossimo anno, è destinata a sciogliersi insieme ai dubbi dei commissari che hanno compilato la relazione sul concordato preventivo depositata al tribunale di Roma. "L'indicazione fornita agli elettori di recarsi al seggio con documento di riconoscimento e tessera elettorale ha avuto l'unico scopo di agevolare l'individuazione della sezione di appartenenza dell'elettore al fine di fluidificare le operazioni di voto -si legge nella nota- Quanto alla lamentata chiusura o spostamento di sezioni si precisa che è stato chiuso un unico Plesso, in quanto non più destinato a scuola".

Alle ore 12 l'affluenza alle urne per il referendum sulla liberalizzazione del trasporto pubblico locale è del 4,63%.

La votazione si svolge a suffragio universale con voto diretto, libero e segreto: tuttavia, dal momento che riguarda esclusivamente il territorio capitolino, possono votare solamente i cittadini iscritti nelle liste elettorali di Roma Capitale, insieme a coloro che - appartenendo ad una delle categorie descritte dall'articolo 6 dello Statuto - si sono registrati nel periodo che va dal 1° ottobre al 31 dicembre del 2017.

Referendum Atac 2018: per cosa si vota?

Secondo il comitato promotore del referendum - Mobilitiamo Roma - c'è solo un modo per risolvere i problemi che da anni caratterizzano il servizio trasporti di Roma. Votando sì si sceglie di mettere a bando di gara pubblico il servizio, anche diviso in più lotti.

Due le domande per l'elettore: una sull'affidamento dei servizi di trasporto tramite gare pubbliche e l'altra sulla possibilità di creare nuovi servizi di trasporto collettivo non di linea con App o a richiesta.

Il quesito: votare Sì o No?

I quesiti del referendum consultivo sono due.

Il risultato mostra una città a due facce:la partecipazione si concentra nei Municipi I (affluenza al 20,78%) e II (25,40%) governati dal PD, mentre crolla nei quartieri periferici, dove si concentrano le maggiori criticità del trasporto pubblico: il picco negativo è nel VI, Tor Bella Monaca, con il 9,31% di votanti. Il secondo: "Volete voi che Roma Capitale, fermi restando i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia comunque affidati, favorisca e promuova altresì l'esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale a imprese operanti in concorrenza?". Chi vota sì è a favore della messa a gara del servizio. È una società del comune di Roma.

In caso di vittoria del No, quindi, la situazione rimarrà inalterata con Atac che sarà l'unico gestore del trasporto pubblico della Capitale. Un particolare non da poco che si lega all'ultimo e intricato nodo rimasto in piedi dopo il referendum e sul quale il Campidoglio ha enormi responsabilità. Nel dettaglio, nel caso del referendum consultivo il quorum è del 33%, ossia l'equivalente di circa 800.000 voti. Fronti compositi e trasversali che hanno rivelato anche alleanze tattiche inedite. Alle urne sono chiamati circa 2,4 milioni di romani che potranno votare nei seggi dedicati alle elezioni.

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