Referendum Atac, Pagano: 'no', Atac sia un vero ente pubblico

Paterniano Del Favero
Novembre 11, 2018

Così CasaPound Italia, in una nota, commenta il referendum che si terrà a Roma domenica 11 sulla privatizzazione di Atac, l'azienda dei trasporti capitolina. Insieme ai 5S sono per il no la Lega, LeU, FdI, Casapound, sindacati e una serie di comitati che si sono costituiti ad hoc. Lo ha annunciato il deputato radicale Riccardo Magi al punto stampa in Piazza Montecitorio convocato sulle iniziative legali a tutela della partecipazione e del voto dei romani in occasione del referendum sul futuro del Tpl cittadino che si celebrerà l'11 novembre. Insomma, il referendum Atac come una sorta di riscatto politico da parte del Pd e la certificazione del "fallimento della Giunta Raggi" ed anche i nomi in campo, lo fanno capire. Senza contare che si tratta di tanti soldi pubblici: ogni anno vengono impiegati in questo servizio tra i 200 e i 700 milioni di euro.

Quali sono i rischi che vede dietro una possibile vittoria del Sì?

Le istituzioni, il Comune in particolare, non stanno facendo nulla per informare la cittadinanza. Noi - spiega ad askanews - diciamo no perché riteniamo che Atac debba diventare un vero ente pubblico, una società che persegua l'interesse pubblico e che debba offrire un servizio che sia universale e garantito a tutti".Il sì, secondo Pagano "è la risposta sbagliata al disagio perché noi oggi andiamo a votare un referendum che ci chiede una scelta amministrativa.

La campagna referendaria è iniziata ufficialmente il 12 ottobre.

I QUESITI sono due e riguardano la possibilità di affidare i trasporti, ora gestiti dall'azienda di trasporto pubblica Atac, attraverso gare di appalto. Un servizio che i Radicali propongono di mettere a gara. Così come, sempre Sabella aveva individuato come l'emergenza programmata fosse (è ancora così?) prassi diffusa al Comune di Roma. Complessivamente sono chiamati circa 2,4 milioni di romani che potranno votare nei seggi dedicati alle elezioni. Oltre al danno, la beffa: pagano i debiti di un'azienda che non è neanche in grado di offrire il servizio.

Il referendum è una sfida tra pubblico e privato? Sono due concetti molto diversi.

"Quello che bisogna fare, per tutelare i lavoratori, per garantire un buon servizio ai cittadini e per non lasciare tutto nelle mani di chi pensa solo ad arricchirsi, è razionalizzare le spese, ottimizzare l'impiego del personale, potenziare manutenzione e controlli, mettere i dipendenti in esubero sui mezzi a verificare se i passeggeri siano muniti di titolo di viaggio, creare indotto aumentando pulizia e sicurezza". Questi soldi però diminuiscono se l'azienda non rispetta il contratto e non copre appieno il servizio. Votare sì serve per avere "un vero servizio pubblico in cui la gestione è messa a gara e il controllo resta del Comune". Chi vota no intende invece mantenere lo status quo.

Roma Tpl è stato un tentativo malriuscito da parte di Atac di condividere il disastro. Questi ultimi temono che la privatizzazione del trasporto porti a un aumento dei costi dei biglietti. Proprio a Roma da anni abbiamo affidato le linee periferiche ad un gestore privato, ma i risultati non sono migliori di quelli di Atac, tutt'altro.

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