Ue, Tria: analisi della Commissione sull'Italia non attenta, defaillance tecnica

Paterniano Del Favero
Novembre 9, 2018

TRIA: "ANALISI PARZIALE" - Sono numeri su cui il ministro dell'Economia Giovanni Tria non concorda: "Derivano da un'analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio (DPB), della legge di bilancio e dell'andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall'Italia. In questi giorni - ha spiegato Tria - il governo è impegnato nella predisposizione di una risposta sugli aspetti ancora controversi" della manovra, una manovra "che il governo intende confermare nei suoi pilastri fondamentali".

Il numero uno di via XX Settembre precisa infine che "il Parlamento italiano ha autorizzato un deficit massimo del 2,4% per il 2019 che il Governo, quindi, è impegnato a rispettare". "Per questo riteniamo assolutamente inverosimile qualsiasi altro tipo di scenario sui conti pubblici italiani". Nel 2020, l'Italia, stando all'esecutivo Ue, sfonderà il fatidico tetto del 3%, raggiungendo il 3,1%.

L'Italia resta fanalino di coda nella classifica europea della crescita, anche se la Commissione registra un rallentamento generalizzato.

DEBITO PUBBLICO - Per quanto riguarda l'"elevato" debito pubblico dell'Italia, secondo le previsioni della Commissione Europea, è previsto stabile intorno al 131% del Pil nel triennio 2018-2020. Il differenziale di rendimento fra i titoli di Stato italiani e tedeschi è in aumento rispetto alla chiusura di ieri, quando aveva chiuso a 294 punti.

L'Italia si conferma ultima per crescita in tutta Europa sia per il 2018 che per il 2019 e il 2020. Nell'Ue a 27 post Brexit le cose vanno leggermente meglio: i dati dicono 2,2% quest'anno, 2% il prossimo e 1,9% nel 2020.

"A causa del deterioramento del bilancio, unito ai rischi al ribasso sulla crescita, l'alto debito italiano rimarrà stabile attorno al 131% su tutto il periodo delle previsioni" cioè 2018, 2019 e 2020. Per la Commissione, "l'aumento del deficit, insieme ai tassi di interesse più elevati e a cospicui rischi al ribasso, mette in pericolo la riduzione dell'elevato rapporto tra debito e Pil dell'Italia". "Le misure previste - scrivono i tecnici Ue - potrebbero dimostrarsi meno efficaci, con un impatto minore sulla crescita". "In alcuni Paesi dell'eurozona altamente indebitati, soprattutto in Italia, il circolo vizioso tra banche e debito sovrano potrebbe riemergere in caso di dubbi sulla qualità e la sostenibilità dei conti pubblici, che in un ambiente di riprezzamento complessivo dei rischi e di un aumento dei costi di rifinanziamento, potrebbe sollevare preoccupazioni di stabilità finanziaria e pesare sull'attività economica". Il vicepresidente della Commissione Ue aggiunge che "a livello nazionale bisogna costituire cuscinetti fiscali e ridurre il debito per assicurare che i benefici della crescita siano avvertiti anche dai membri più vulnerabili della società".

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