Di Maio in Cina, gaffe sul presidente

Bruno Cirelli
Novembre 9, 2018

Per chi non è pratico di Cina i nomi possono ingannare.

Per promuovere le sue eccellenze del comparto agrifood, sostenendo la crescita delle relazioni commerciali con la Cina, la nostra regione ha deciso di prendere parte all'evento China International Import Expo di Shanghai, un appuntamento che calamita nella città cinese ben 100 nazioni, con più di 150'000 partecipanti, in poco meno di una settimana (dal 5 al 10 novembre 2018) di esposizione durante la quale, in modo particolare, la Puglia porta con sé i progetti #StudioInPuglia4China a cavallo tra istruzione e formazione nell'ambito agroalimentare. Il cognome qui viene prima: Xi. Come se Xi si fosse rivolto a lui chiamandolo "ministro Gigi" o "ministro Di".

Parlando di fronte agli ospiti del Ciie, tra cui erano presenti anche Bill Gates e Jack Ma, il fondatore di Alibaba, oltre a diversi politici e premier, il vicepremier ha detto di aver apprezzato il discorso di apertura su globalizzazione, commerci globali e lotta al protezionismo del "presidente Ping".

Nel corso della conferenza serale a chiusura della missione in Cina, Di Maio ha commesso lo stesso errore, chiamando nuovamente il presidente cinese Xi Jinping il "presidente Ping".

Tempestivo e provvidenziale l'intervento del traduttore che si è reso conto dello svarione e ha corretto automaticamente Luigi Di Maio. La seconda a tarda sera, in un'intervista ad un giornalista locale: "L'impressione sul discorso del presidente Ping... è sicuramente un discorso di apertura ai mercati".

Sbagliare è umano, ci mancherebbe.

La trascrizione errata - L'errore di Di Maio non è stato solo verbale.

Meno comprensivi invece i media italiani che non hanno perso l'occasione per sottolineare lo svarione di Di Maio.

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