Corte Ue su Ici: Cei, no danni a servizi - Ultima Ora

Paterniano Del Favero
Novembre 6, 2018

E con la sentenza di oggi la Corte di giustizia esamina per la prima volta la questione della ricevibilità dei ricorsi diretti proposti dai concorrenti di beneficiari di un regime di aiuti di Stato contro una decisione della Commissione la quale dichiari che il regime nazionale considerato non costituisce un aiuto di Stato e che gli aiuti concessi in base a un regime illegale non possono essere recuperati. La Scuola Montessori e la Commissione hanno dunque proposto impugnazioni contro tali sentenze.

A chiedere al Tribunale dell'Unione europea di annullare la decisione della Commissione sono stati la scuola elementare privata Maria Montessori di Roma e Pietro Ferracci, proprietario di un bed & breakfast. È quanto hanno stabilito i giudici della Corte di giustizia dell'Unione europea, ribaltando la decisione della Commissione europea del 2012 e annullando la sentenza del Tribunale Ue del 2016, che avevano sancito "l'impossibilità di recupero" delle imposte pregresse dovute da enti non commerciali, sia religiosi sia no profit, "a causa di difficoltà organizzative".

In sintesi, la Corte ha riconosciuto che la Commissione ha giustamente certificato l'esistenza di "un aiuto di Stato illegale", ma che ha sbagliato a non recuperare quelle somme. Detto questo i giudici hanno anche stabilito che l'esenzione dell'Imu, proprio perché non si riferiva ad attività commerciali, è legittima.

Lo Stato italiano deve recuperare l'Ici non pagata dalla Chiesa. Fino al 2004 questa esenzione - di cui non beneficiava solo la Chiesa cattolica, ma tutto il vasto mondo non profit - ha sollevato un contenzioso fino a quando una sentenza della Cassazione - relativa a un immobile di proprietà di un istituto religioso utilizzato come casa di cura e pensionato per studentesse - ha affermato che per beneficiare dell'esenzione sono necessari tre requisiti uno dei quali particolarmente importanti, cioè che gli immobili venissero usati a fini non commerciali. "Una sentenza storica e ora, se l'Italia non dovesse recuperare gli aiuti, si aprirebbe la via della procedura di infrazione, con altri costi a carico dei cittadini", dice all'Ansa l'avvocato Edoardo Gambaro che, assieme all'avvocato Francesco Mazzocchi, ha presentato il ricorso. "Abbiamo fatto questa battaglia rappresentando l'imprenditoria laica e democratica che voleva contrastare i privilegi che distorcono la vita economica del Paese".

In quell'occasione, la Commissione europea riconobbe all'Italia le ragioni sulla "assoluta impossibilità" di recuperare il dovuto per il 2006-2011, che stando alle stime dell'Anci, sarebbe pari a circa 4-5 miliardi di euro. "Le attività potenzialmente coinvolte sono numerose e spaziano da quelle assistenziali e sanitarie a quelle culturali e formative; attività, tra l'altro, che non riguardano semplicemente gli enti della Chiesa".

Altre relazioni OverNewsmagazine

Discuti questo articolo

SEGUI I NOSTRI GIORNALE