Stress test banche: quelle italiane superano la prova. La classifica europea

Paterniano Del Favero
Novembre 5, 2018

La European Banking Authority (Eba), pubblicherà i risultati degli stress test, uno strumento nato negli Stati Uniti d'America in seguito allo scoppio della crisi finanziaria del 2008.

Lo stress test indica per Ubi (Unione di Banche Italiane) un capitale all'8,32% in caso di scenario avverso nel 2020 (al 9,76% nel 2018, al 9,25% nel 2019) contro un dato della situazione al 2017 ridefinito all'11,70%. Alcune indiscrezioni sono già trapelate e gli istituti italiani cavalcano l'onda a Piazza Affari con rialzi sostenuti, soprattutto le quattro principali big del settore interessate: Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM e UBI Banca.

In sintesi ci saranno 3 esami: l'AQR, o Asset Quality Review (AQR), in cui vengono esaminati gli attivi delle banche dal punto di vista qualitativo, più due stress test. Tali scenari sono consegnati a tutte le banche partecipanti. Lo afferma la Banca d'Italia che ricorda come "nel complesso le banche europee hanno mostrato una buona capacità di tenuta". "I risultati - dice ancora Bankitalia - confermano il generale rafforzamento della solidità del sistema bancario europeo". Di sicuro gli esercizi "sono utili per la mole di dati forniti alla Vigilanza e al mercato", ma le prove sotto stress "vanno comunque lette con attenzione", sottolinea Luigi De Sanctis, partner della società di consulenza Oliver Wyman, perchè la "rigidità richiede una lettura non semplicistica dei risultati". Male anche la tedesca Norrdeutsche Landesbank (7,07%) mentre è al di sopra Danske Bank, al 12,77%. Ma il verdetto giunto oggi dall'Eba afferma un concetto chiaro: per mettere seriamente a rischio la tenuta di alcuni tra i maggiori istituti italiani bisogna fare molto peggio. Si colloca nella media UniCredit con il 9,34%, così come il Santander, Royal Bank of Scotland, Hsbc e Commerzbank.

Per il resto, si vota in America, in settimana le elezioni si medio termine sono realtà, la corsa degli ultimi giorni potrebbe spegnersi, qualche sorpresa è sempre possibile, ma la dinamica non cambia, la corsa dei mercati azionari è finita, l'ultimo spasmo se ci sarà, sarà solo natalizio, ma mai dare nulla per scontato, come è accaduto in settimana, dove qualcuno pensava che la guerra commerciale fosse finita. Complessivamente lo scenario avverso ha avuto un impatto negativo di 395 punti base, o 3,95 punti percentuali, sul coefficiente patrimoniale prudenziale Cet1, cumulato sull'intero campione, secondo quanto riporta l'Eba. Anche Bper, Mediobanca, PopSondrio, Iccrea, Credem e Carige sono stati sottoposti a un esame. Lo scenario avverso considerato per gli stress prevede per l'Italia un calo del Pil cumulato del 2,7% nel triennio 2018-2020. Tenendo conto della piena attuazione delle regole Ue sui requisiti di capitale per le banche, la perdita sarebbe di 453 punti base con un Cet 1 a quota 6,67% da 11,20% a fine 2017.

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