Cassano: "Mi piacerebbe fare il direttore sportivo"

Rufina Vignone
Novembre 4, 2018

Abbandonato (questa volta definitivamente?) il calcio giocato - o presunto tale -, Antonio Cassano torna a parlare e soprattutto a fare rumore con le sue prospettive future, sempre nel mondo del pallone, ma con un ruolo di grande responsabilità: "Mi piacerebbe restare nel calcio, sì". Due esempi in Italia per me sono Piero Ausilio dell'Inter, che è un top club, e Giovanni Rossi del Sassuolo, che è un club all'avanguardia... Non posso sapere se sono bravo o meno in questo mestiere, vorrei provarci seguendo l'istinto del mio calcio. Sarei dovuto andare al Genoa, anzi con il presidente Preziosi l'accordo era già fatto. Mazzarri porta sul terrazzo Padalino e Ziegler con la sigaretta in bocca. Dalla sala della colazione gli dico 'basta fumare' ma lui reagisce e mi risponde male. Il "forse" è d'obbligo visto che negli ultimi anni Antonio Cassano ha cambiato idea con la stessa frequenza con cui Messi e Cristiano Ronaldo trovano la via del gol.

Quando dico che il livello della A è modesto non voglio essere snob, è un mio pensiero parametrato ai miei tempi. Mi arrabbio, mi alzo per affrontarlo ma la porta a vetri è bloccata. A quel punto il barese, furibondo, decide di non giocare e di tornarsene a casa. Chiamo mio cugino, arriva con la sua auto e mi porta allo stadio. C'è un periodo per tutto. Arriviamo allo stadio dopo un quarto d'ora, mi sdraio su un lettino e mi addormento. In hotel Mazzarri fa la riunione tecnica e sulla lavagnetta al posto del mio nome metta una "X": non sa se mi presenterò. A quei tempi il calcio italiano era fatto di tanti numeri 10: Roberto Baggio, Francesco Totti, Alessandro Del Piero, io, e tanti bravi difensori. "Mi svegliano per il riscaldamento, alla fine gioco e realizzo un gol e due assist per Marilungo." ha concluso.

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