Pakistan nel caos dopo l'assoluzione di Asia Bibi

Bruno Cirelli
Novembre 3, 2018

La vicenda, di cui si è molto parlato anche sulla stampa internazionale, riguarda la storia giudiziaria di Asia Bibi, una donna cristiana pakistana che nel 2010 fu condannata a morte per avere insultato il profeta Maometto, quindi per avere compiuto il reato di blasfemia, ma che la scorsa settimana è stata assolta dalla Corte suprema. "Se non ci sono altre accuse contro di lei, può essere liberata", ha aggiunto in una sala del tribunale blindata dalla polizia con tenuta antisommossa per il timore di proteste. "La pena di morte viene annullata", ha dichiarato il giudice della Corte suprema, Saqib Nisar, nella lettura del verdetto. Il verdetto accoglie così il ricorso presentato nel 2015 contro la condanna emessa dall'Alta corte di Lahore (Lhc), che nell'ottobre 2014 aveva confermato la decisione di un tribunale di novembre 2010.

Bibi, madre di cinque figli, fu arrestata dalla polizia nel suo villaggio di Ittanwali, nella provincia del Punjab, nel 2009 in seguito alla denuncia di altre donne di fede musulmana per blasfemia dopo un presunto reato contro il profeta Maometto durante una discussione.

Tahira Abdullah, attivista dei diritti umani, definisce la sentenza una pietra miliare; Asia Bibi e la sua famiglia ora si trovano in una località protetta, per loro è impensabile un futuro in Pakistan e diversi Stati europei si sono già offerti di accoglierli. La sentenza non è piaciuta ai gruppi islamisti più radicali del paese, tra cui il partito Tehreek-i-Labaik (TLP), che ha organizzato enormi proteste.

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