Germania, Merkel non si ricandiderà alla cancelleria

Bruno Cirelli
Novembre 1, 2018

Se da un lato però continuare con la Groko potrebbe portare a un progressivo declino elettorale, andare a elezioni anticipate sarebbe un azzardo specie per la Merkel che, a quel punto, con ogni probabilità non sarebbe più la candidata della Cdu. "Questo ha ragioni piu' profonde che problemi di comunicazione", ha aggiunto denunciando una mancanza di "cultura del lavoro".

Friedrich Merz, l'ex capo gruppo dell'Unione sarebbe pronto a candidarsi alla presidenza della Cdu al prossimo congresso. Annegret Kramp-Karrenbauer, segretaria generale della CDU da pochi mesi, è la favorita. Eppure i primi dati non configurano un terremoto politico e i cristiano-democratici si sforzano subito di contenere i temuti contraccolpi sul governo a Berlino. E qui sta la differenza con gli altri Paesi europei che non hanno affrontato la globalizzazione per tempo, quando ancora si poteva riconvertire l'economia pur in presenza di disagi sociali. L'Ansa riferisce un'agenzia tedesca che cita fonti vicine al partito. Veri sconfitti della serata sono i socialdemocratici, che tuttavia trattano il risultato con cautela. Come nel resto della Germania, gli elettori del Land sembrano stanchi delle dispute interne alla Grosse Koalition al potere a Berlino, in particolare sulla questione dell'immigrazione. Il passo compiuto questa mattina dalla cancelliera, sottolinea la stampa tedesca, può essere considerato quindi storico. "Li abbiamo raggiunti entrambi".

Volker Bouffier della Cdu, primo ministro dell'Assia, e il suo vice Tarek al-Wazir dei verdi, nei sondaggi hanno ricevuto grandi lodi e forte rispetto dal popolo per la loro politica. E i partiti di opposizione ne approfittano: il partito xenofobo di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), entrato nel 2017 al Bundestag, otterrebbe un risultato a due cifre (circa il 12%) ed entrerebbe così nell'ultimo Parlamento regionale in cui finora non è presente. L'SPD ha invece visto il suo sostegno scendere dal 30,7 per cento nel 2013 al 19,8 per cento dei voti. Festeggiano anche i liberali che con il 7,8% (avevano il 5) potrebbero esser decisivi, e si mettono a disposizione per la coalizione Giamaika.

Angela Merkel alla prova del voto in Assia.

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