Rating, S&P non declassa l'Italia ma rivede l'outlook in negativo

Paterniano Del Favero
Ottobre 29, 2018

Secondo S&P le impostazioni di politica economica e fiscale del governo italiano stanno pesando sulle prospettive di crescita economica del paese e sono un driver negativo per la traiettoria del debito pubblico-PIL.

Salvini: "Un film già visto". La mossa sull'outlook assegna all'agenzia il potere di abbassare il rating nei prossimi 24 mesi. Il governo italiano ha deciso di annullare in parte la legge Fornero: dato l'importante cambiamento demografico in corso in Italia, "la misura del governo - dicono le agenzie - se attuata in pieno, invertirà a nostro avviso i guadagni della precedente riforma e minaccia la sostenibilità di lungo termine dei conti pubblici". Per contro S&P prevede che il deficit italiano si attesterà nel 2019 a circa il 2,7 per cento del Pil contro il 2,4 del governo.

Al tempo stesso, nell'atteso aggiornamento delle sue valutazioni, l'ultima delle tre grandi agenzie che si doveva esprimere, a ridosso della legge di Bilancio, ha modificato da "stabile" a "negativo" l'outlook. E, infatti, se nelle precedenti stime l'aumento del Pil per il 2018 era del +1,5%, ora si parla solo di un +1,1%.

S&P conferma rating Italia ma lo fa aggiungendo un outlook negativo che non fa tirare sospiri di sollievo tanto quanto il declassamento di Moody's con outlook stabile: è evidente che le agenzie di rating non vedano in modo positivo la politica economica nostrana. La difficoltà di rifinanziarsi sui mercati dei capitali per l'aumento dei tassi e dello Spread - spiega - indurrebbe le banche a concedere meno credito a famiglie e imprese, in particolare le PMI che non hanno la possibilità di farlo sul mercato dei capitali, influenzando negativamente l'economia reale. "E' chiaro - dice - che la nostra battaglia continuerà, come è chiaro che tutti i portavoce locali del M5S che hanno fatto campagna elettorale qui e che sono diventati addirittura ministri grazie ai voti del popolo del movimento No Tap, si devono dimettere adesso".

Di Maio aveva detto anche: "Stiamo facendo una manovra di bilancio che dà alla parte più debole e Draghi può dire quello che vuole e non sono nessuno per censurarlo, ma è singolare che vedo più rispetto da alcuni ministri rispetto al capo Bce".

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