Roma, la panchina può attendere. De Rossi vicinissimo al rinnovo

Ausiliatrice Cristiano
Ottobre 20, 2018

Se mi fa male il ginocchio per cinque giorni di seguito, penso che voglio smettere e dico a mia moglie che questa estate ce ne andiamo in vacanza per tre mesi. Ma sono coerente, non voglio essere un peso, non voglio essere qualcosa che toglie.

Oltre 600 presenze con la Roma, l'unico club in cui ha giocato in una carriera da professionista cominciata il 30 ottobre 2001 nella sfida di Champions League contro l'Anderlecht e che festeggia quest'anno la 18esima stagione, De Rossi è una vera e propria "memoria storica" degli ultimi vent'anni di vita del club giallorosso. Non lo dico mai, mi tengo la libertà di poter cambiare idea, sono un po' egoista in questo.

Ho già le idee chiare sui prossimi anni.

RIMPIANTI - Quando si parla di rimpianti, la mente corre alla notte maledetta del 25 aprile 2010: "Se potessi tornare indietro rigiocherei quel Roma-Samp, magari mi metterei in marcatura a uomo su Pazzini".

Poi De Rossi ha svelato che futuro gli piacerebbe fare l'allenatore. "Futuro? Non manca tantissimo al ritiro.Mi vedo allenatore", le sue parole. "Dovrò capire se avrò la voglia di sottoporre la mia famiglia allo stress dei risultati, della lontananza o degli spostamenti". Il capitano giallorosso, si legge, è sempre più vicino alla firma sul prolungamento con la Roma, club in cui chiuderà la carriera prima di intraprendere nuove avventure professionali. Di partite da rigiocare ce ne sarebbero anche altre, anche in quella stessa stagione, se avessimo vinto altri incontri non avremmo avuto bisogno di quei tre punti con la Sampdoria. O in diverse altre stagioni avrei potuto alzare qualche trofeo vincendo partite giocate a marzo-aprile e sono sembrate meno fondamentali di quella. La stessa Liverpool-Roma, una partita che avevamo iniziato benissimo e che poi è finita con uno scarto troppo grande per quello che avevamo dimostrato in campo. La sensazione è che nessuno ci creda davvero: i tifosi, la società e soprattutto Daniele. Quando ero giovane io non avevi la percezione che potevi diventare un campione quando eri piccolo, perché eri un ragazzino e anche se avevi fatto qualcosa di buono prima ti rendevi conto che come arrivavi qui erano tutti forti come te.

Quando guarisco guarisco, non saprei fare dei pronostici per quanto riguarda il mio rientro. Era il sesto minuto quando mi sono fatto male, non ho sentito un grande dolore ma a fine primo tempo il piede era già gonfio.

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