Condono fiscale, Di Maio a Salvini: "Io non voglio passare per bugiardo"

Bruno Cirelli
Ottobre 20, 2018

Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, si accende il mezzo toscano e si lascia sfuggire questa battuta con i deputati che lo circondano nel cortile di Montecitorio. Altrimenti poi non vorrei che si ricominciasse da capo. All'improvviso insomma, le divergenze finora negate tra M5s e Lega vengono allo scoperto.

"Ora smettiamola con il dire che c'è panna montata".

"Ho presentato da forza di maggioranza e da ministro dell'Interno un decreto immigrazione e sicurezza concordato a lungo con il mondo, ci abbiamo lavorato per 3 mesi, e se una forza alleata di maggioranza invece di un emendamento me ne presenta 81, se io avessi dovuto comportarmi alla stessa maniera con il decreto di Di Maio avremmo potuto presentare 500 buone idee, però questo lo fanno le opposizioni, non lo fanno le maggioranze". Ma Di Maio prosegue: "In Cdm lunedì è stato letto il comma 9 dell'articolo 9 che parla di condono tombale penale per gli evasori?" E ancora: "Conte ha la mia stima e ha sempre ragione, l'unica cosa è che stavolta chiederò che, quando lui leggerà il decreto e Di Maio prenderà nota, una copia la voglio anche io". E via in crescendo, con i rispettivi video e post anche sui social, in cui in sostanza Salvini si lamenta delle imprecisioni dei pentastellati e Di Maio protesta contro chi non ha convocato una riunione preliminare per evitare malintesi (e in molti, incluso Il Fatto Quotidiano, vicino al M5S, pensano che quella frecciata riguardi il sottosegretario del Carroccio, Giorgetti).

All'ordine del giorno del consiglio dei ministri oggi ci sono due punti: l'esame del testo del decreto-legge sulle "disposizioni urgenti in materia fiscale" e quello della lettera dei commissari europei Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici del 18 ottobre che parlava di "deviazione senza precedenti nella storiadel Patto di stabilità". Troppo in odore di perdono per gli evasori di professione, cioè qualcosa di totalmente contrario a quanto dichiarato dai Cinque Stelle. In realtà, come si era capito, il decreto approvato lunedì dal Consiglio dei Ministri conteneva solo indicazioni generali delle misure previste, che erano state poi compilate dai tecnici del governo: è probabile che la Lega abbia provato a sfruttare la vaghezza delle indicazioni iniziali per inserire norme alle quali teneva, e che il M5S abbia capito solo in seguito che la libertà lasciata dal testo iniziale era troppo ampia. Nessuna dettatura a Di Maio, nessuna forzatura.

Sabato 20 ottobre 2018 è in programma un attesa riunione del Consiglio dei ministri che dovrà fare chiarezza sulle norme contenute nel decreto fiscale collegato alla manovra, dopo le polemiche tra i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Clima arroventato, come si legge.

Domani Salvini sarà al Cdm e sul possibile stralcio della parte "incriminata'"del decreto e dice "tutto si può fare, sono qui per risolvere" però "quando la gente legge e approva una cosa, sia convinta di quello che legge e approva" perché sennò, ha aggiunto, "inizio ad arrabbiarmi, perché in quel Consiglio dei ministri Conte leggeva e Di Maio scriveva".

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