Smettere di fumare riduce infiammazione, ma dopo molto tempo

Barsaba Taglieri
Ottobre 17, 2018

Sulla base di queste osservazioni, si legge su ANSA, i ricercatori hanno messo a punto un test del sangue che consente di sapere in quanto tempo avviene il metabolismo della nicotina, in modo tale da fornire al paziente una cura ad hoc. "Smettere di fumare è ancora molto difficile: la maggior parte dei fumatori non riesce a farlo da sé e anche con l'aiuto di trattamenti integrati, dal counseling a farmaci - interviene Stefano Nardini, presidente della Società Italiana di Pneumologia (Sip) - Nel complesso, il tentativo di smettere di fumare fallisce nell'80% dei casi; a oggi inoltre non esistono indicazioni su quale farmaco sia da considerarsi più efficace, né soprattutto è chiaro quali fumatori possano trarre maggiori benefici da uno o dall'altro trattamento". Hanno cioè sviluppato una minore dipendenza dal fumo di sigaretta, anche se magari inalano la stessa quantità di "bionde". Diversamente, chi smaltisce la nicotina più velocemente, è meno a rischio dipendenza e tende a fumare meno, e a smettere più facilmente.

In particolare dallo studio è emerso che i fumatori che presentano un metabolismo lento della nicotina hanno una maggiore dipendenza dal fumo, per cui consumano più sigarette per soddisfare il desiderio di fumare. "Lo studio della velocità di smaltimento della nicotina attraverso un test sul sangue o sulla saliva potrebbe rivelarsi perciò un metodo relativamente semplice per individuare coloro per i quali è più difficile smettere a causa di una dipendenza più marcata, così da intervenire in maniera più incisiva". Per loro è necessario trovare una terapia che preveda dosi costanti di nicotina, per ridurre il desiderio della sostanza e facilitare la disassuefazione. Per questo tipo di persone, la soluzione ideale sarebbe il cerotto che rilascia continuamente nicotina. Ogni anno sono 7 milioni le persone che muoiono per colpa dei polmoni marciti, a seguito delle sigarette e sono quasi 1 milione le vittime del fumo passivo, ovvero il semplice inalare il fumo respirato da persone che ci circondano.

I dati ottenuti dagli scienziati "andranno confermati e approfonditi, ma sono importanti perché potrebbero indicare strategie più su misura per aiutare chi vuole smettere ad abbandonare il fumo una volta per tutte", conclude Laura Carrozzi, coordinatrice della ricerca e associato di Malattie respiratorie all'Università di Pisa.

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