Medicina, caos sul numero chiuso

Barsaba Taglieri
Ottobre 17, 2018

Sorpreso ma non deluso il ministro Bussetti che, insieme al ministro della Salute Giulia Grillo, è ritornato sulla decisione del governo specificando che lo scopo è di "aumentare gli accesi e i contratti delle borse di studio per medicina".

"Un auspicio condiviso dalle forze di maggioranza che il governo intende onorare".

Il comunicato stampa del Governo pubblicato subito dopo la conferenza stampa di presentazione della Legge di Bilancio 2019 avvenuta nella serata di ieri 15 ottobre non lascia molti spazi all'interpretazione e tra le novità che verrebbero introdotte dalla Finanziaria viene indicato: "Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi".

Un vero e proprio giallo intorno alla vicenda del numero chiuso per l'accesso alla facoltà di Medicina.

Enrico Gulluni, coordinatore nazionale dell'Unione degli Universitari dice che "il governo continua a parlare per slogan e a fare una continua campagna elettorale anche sulle manovre della legge di bilancio". I giovani laureati in medicina che non entreranno nelle scuole di specializzazione dovranno per forza di cose cercare lavoro all'estero. Ammette, spiegando che "sarà un percorso graduale di allargamento del numero di ammessi alla facoltà". "Se non si aumentano le borse di specializzazione assisteremo a una nuova fuga di cervelli all'estero". "Si torna indietro di 30 anni - dice Zuccarelli - Noi abbiamo bisogno di più specialisti e più medici di Medicina Generale". "Oggi i posti per le scuole di specializzazione sono limitati a circa 7 mila, cosa accadrebbe se dalle facoltà uscissero 50 mila laureati in Medicina, come si potrebbero specializzare?"

Si tratterebbe di una misura dirompente: quest'anno, ad esempio, sono stati 60mila gli aspiranti medici che hanno tentato di entrare all'Università, ma i posti disponibili sono solo 9.779, meno di uno su sei dunque rispetto ai candidati. Cinquanta milioni alle Regioni per gli interventi di abbattimento delle liste d'attesa, 284 milioni per i rinnovi contrattuali di tutto il personale del Servizio sanitario nazionale e altri 505 milioni che saranno attribuiti alle regioni per le spese farmaceutiche: sono alcune delle misure previste in due distinti provvedimenti, il decreto legge per la Semplificazione e il disegno di legge relativo al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e al bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021. Si reintroduce poi "l'incompatibilità tra la carica di commissario alla Sanità e ogni incarico istituzionale presso la regione soggetta a commissariamento".

Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Giuseppe Conte, ieri sera ha approvato anche il decreto-legge che introduce disposizioni per la deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili.

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