Fmi taglia le stime del Pil dell'Italia

Paterniano Del Favero
Ottobre 11, 2018

Per il 2019 si attende il 10,5%. Lo afferma il capo economista del Fmi, Maurice Obstfeld, rispondendo a una domanda sull'Italia.

Per l'esercizio in corso gli esperti stimano un incremento del prodotto interno lordo dell'1,2%, ribadendo la stima indicata in estate. Non mancano, poi, alcune raccomandazioni, come quella a non riformare la legge Fornero e il Jobs Act.

Le raccomandazioni del Fondo sono di segno opposto alla strada intrapresa dal nuovo esecutivo targato M5S-Lega, che ha promesso discontinuità nelle scelte di politica economica degli ultimi anni, vincolate alla disciplina dei conti pubblici prevista dalle regole di bilancio europee.

Ma, casi nazionali a parte, Obstfeld vede "nuvole all'orizzonte".

Qualcosa che non ci si può permettere. Per l'Fmi, con un'escalation della guerra commerciale, il Pil mondiale perderebbe lo 0,8% nel 2020 e lo, 4% nel lungo periodo. Ecco di seguito una tabella che riporta l'andamento della crescita e della disoccupazione dei paesi di Eurolandia nel 2018. Tagli anche per gli Stati Uniti e tutta l'eurozona. Questa spinta però terminerà nel 2020, quando il ciclo di rialzi dei tassi intrapreso dalla Fed sarà al suo massimo. Il pil cresce dell'1,2% nel 2018 e dell'1% nel 2019, in calo rispetto al +1,5% del 2017.

Secondo il Fondo, inoltre, Roma dovrebbe "mantenere le riforme del mercato del lavoro e delle pensioni", che invece la maggioranza giallo-verde sta correggendo. In via generale, Gaspar spiega come il Fmi "continua a invitare i paese ad approfittare della crescita per costruirsi uno spazio di bilancio" da usare in caso di rallentamento. Intanto, nelle prime contrattazioni di giornata, lo spread torna a salire e a sfondare quota 300 punti: il differenziale Btp-Bund apre in rialzo a 302,3 punti con un rendimento al 3,55%. A ciò si aggiunge l'incognita dei mercati emergenti, in difficoltà a causa dei deflussi di capitale verso le economie più sviluppate, di condizioni finanziarie più rigide, di maggiori costi petroliferi e dell'elevata volatilità delle valute locali.

Anche per questo i Governi farebbero meglio a prepararsi a eventuali scossoni costruendo idonei cuscinetti di bilancio.

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