Fmi taglia stime pil Italia

Paterniano Del Favero
Ottobre 9, 2018

Per il Fmi "le recenti difficoltà nel formare un governo in Italia e la possibilità di un rovesciamento delle riforme o l'attuazione di politiche che potrebbero danneggiare la sostenibilità del debito hanno innescato un aumento dello spread", evidendiando come l'incertezza politica "potrebbe scoraggiare gli investimenti privati e indebolire l'attività economica in diversi paesi, aumentando la possibilità di riforme più lente o significativi cambi negli obiettivi".

Il Fondo monetario internazionale conferma le previsioni di crescita economica dell'Italia: Pil al più 1,2 per cento quest'anno, dopo il più 1,5 per cento del 2017, e al più 1 per cento nel 2019. Lo prevede il Fmi lasciando invariate le stime di crescita rispetto all'aggiornamento del World Economic Outlook di luglio. La revisione al ribasso rispetto ad aprile è legata al "deterioramento della domanda esterna e interna e all'incertezza sull'agenda del nuovo governo". "È importante - ha concluso - che il governo operi nel contesto delle regole europee".

Il Fmi rivede al ribasso le stime di crescita dell'area euro e degli Stati Uniti. Buone notizie, invece, sul fronte della disoccupazione attesa in calo dall'11,3% del 2017 al 10,8% di quest'anno in Italia, mentre per il 2019 la stima è al 10,5%. Preoccupano l'alto livello dei debiti pubblici e i dazi commerciali.

Rispetto alle stime dello scorso aprile, il Fondo ha rivisto al rialzo il rapporto debito/pil di 0,6 punti per il 2018 e di 1,2 punti per il prossimo anno. Il deficit è atteso scendere dal 2,3% del 2017 all'1,7% nel 2018 e nel 2019, per attestarsi al 2,2% nel 2023.

Peggiorano infine le prospettiva sul tasso di sviluppo globale che potrebbe "aver toccato il picco", ha osservato Obstfeld, esortando a costruire "cuscinetti di bilancio" in questa fase ancora espansiva perché nel caso di una crisi, con i tassi d'interesse già bassi, lo spazio di manovra sarebbe limitato.

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